Elisabetta Cabona, Dal giardino

30/01/2010
Poesie sull’assenza con le dolenti strofe venute «Dal Giardino», di Fulvia Scarduelli
 
Il giardino di casa, muto testimone degliscomparsi affetti familiari, s’innalzala dolente poesia di Elisabetta Cabona nella sua nuova silloge «Dal giardino», edita da Manni come le precedenti raccolte «Ilsuono delle sfere» e «Dispersi frammenti».
In questo struggente libro, dedicato alla madre, il giardino acquisisce differenti valenze: è mappa dei ricordi familiari, baluardo di presenze e assenze, rifugio sereno ed infine è sprone all’impegno sociale, trampolino verso la vita. In esso, il tempo non scorre ma coincide col ciclico ritorno delle stagioni che allude ad arcane presenze e sembra far rinascere i ricordi come i fiori a primavera. Il tempo ha fatto crescere le piante che furono messe a dimora dallamamma dell’autrice, il cui diario di giardinaggio è posto in appendice al volumetto: alla freschezza, solarità e progettualità di quelle annotazioni fa eco il canto sconsolato della Cabona, che in questa raccolta di grande unità tematica e stilistica offre una poesia elegiaca commovente ma al tempo stesso sorvegliata, colloquiale, piana e nitida come quella dei poeti classici amati dall’autrice, che oltre ad essere apprezzata voce poetica bresciana con numerosi riconoscimenti significativi, è stata a lungo docente al cittadino liceo «Arnaldo». Composte da rapide e precise pennellate, le brevi liriche hanno un valore universale in quanto ogni lettore può facilmente riconoscere in esse i tratti di dolori e nostalgie personali.
 

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