Enrico Emanuelli, Memolo

06/06/2005

Guida ai libri, di Alfonso Pozzi


In una lettera degli anni Sessanta, Enrico Emanuelli, da me interpellato a proposito di certi suoi acuti interventi su "La Stampa" di Torino, mi diceva: “Non si dia molta pena per i miei libri che le mancano. Tra questi forse soltanto Teatro personale potrebbe servirle per avere la chiave di qualche mio intendimento sul modo di scrivere o di osservare gli uomini; ma gli altri non valgono gran che”.
Il grande inviato speciale, autore di eccezionali libri di viaggio, da Un viaggio sopra la terra a Il Pianeta Russia a La Cina è vicina, a mio giudizio si è anche rivelato un buon narratore, fin dal suo primo romanzo breve, intitolato Memolo, oggi ristampato dall’editore Manni con una postfazione di Giuseppe Zaccaria.
Memolo ovvero Vita Morte e Miracolo di un Uomo, preceduto da una dedica erudita e da un’introduzione non inutile, narra in meno di quaranta pagine la storia di un impiegato tutto ufficio e casa che a cinquant’anni viene messo in pensione e continua ad essere metodico e tranquillo, finché non gli si affaccia nella mente l’idea di prendere moglie. È la prima volta che sogna qualcosa e non sa più cosa fare.
Il racconto ha un ritmo e uno spazio così normale, quotidiano e anche così crudele, da lasciarsi nella memoria il senso di un’esistenza quasi priva di consolazione, se non quella di avere trascorso tanti, tanti anni nello stesso modo, come molti uomini e donne del mondo.

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