Ernesto Ferrero, Vita di Lalla Romano raccontata da lei medesima

16/01/2007

La vita di Lalla Romano: ritratto attraverso le opere, di Vito Luperto

È appena uscito il “libro salentino” di Lalla Romano, la sua biografia “raccontata da lei medesima”, uno straordinario percorso umano e artistico pubblicato dall’editore Manni ed ottenuto attraverso un “montaggio” di testi e autoritratti, sotto la sapiente regia di Ernesto Ferrero e di Antonio Ria, saggista e fotografo di Aradeo, inseparabile dalla grande scrittrice negli ultimi anni della sua vita. È lo stesso Ria, da noi raggiunto telefonicamente, a raccontare come è nata l’idea del libro e come si è poi sviluppata, essenziale tassello delle celebrazioni del centenario della nascita di Lalla Romano, avviate lo scorso anno e programmate fino al 2008 in molte città italiane.
«La formula del libro era già stata collaudata dieci anni fa dallo stesso Ernesto Ferrero in una trasmissione di Radio Raitre, Nei mari estremi, che è poi il titolo di uno dei romanzi più conosciuti di Lalla Romano», spiega Ria. «Non volevo che andasse perduto tutto quel materiale scaturito dalle conversazioni con i lettori durante i collegamenti radiofonici. È nato così questo autoritratto, fatto attraverso le sue stesse opere. Operando una scelta d’autore sulla selezione dei brani, quella di Ferrero, da sempre studioso e amico di Lalla Romano. Si sono formati così i preziosi collegamenti tra una pagina e l’altra, una lunga sequenza logica e intelligente che dà il senso di un’identità biografica e letteraria. Io mi sono inserito con una collaborazione, con un’idea allargata, aggiungendo le pagine dell’ultimo libro, e soprattutto la galleria di autoritratti, partendo dalle esperienze giovanili, dal primo pastello a olio su carta del 1921, quando lei aveva solo quindici anni, fino all’ultimo. Tutti commentati da lei stessa, con le parole scritte nel 1993, per “Lalla Romano pittrice”, la prima mostra delle sue opere pittoriche. Un inedito autoritratto per parole e immagini per meglio indagare il singolare rapporto fra scrittura e pittura nella sua opera, senza dimenticare l’unitarietà profonda, intima dell’espressione artistica».
Come l’aveva conosciuta?
«L’ho incontrata a Milano nel 1980, tramite amici. Allora insegnavo letteratura italiana nelle scuole superiori, e l’ho invitata in classe a discutere con gli studenti. È iniziata una frequentazione che si è fatta maggiore alla morte del marito. L’amicizia è diventata sempre più profonda. Lei era già anziana ma aveva ancora potenzialità inespresse e nonostante i gravi problemi con la vista sono riuscito a farla scrivere fino alla fine. L’ho adottata, in qualche modo, e sono diventato poi suo marito. E lei ha scritto per me, per i miei libri fotografici e per le mie mostre».
Ed è diventato il custode della straordinaria creatività di questa artista modernissima.
«Impegnato a rendere sempre più attuale e vivificante la sua immagine, a farla conoscere dai lettori più giovani. Uno di loro è Paolo Di Paolo che ha scritto il suo romanzo di formazione formazione Come un’isola, grazie alla passione salvifica per la lettura scoperta proprio attraverso Lalla Romano. Una dimostrazione della fecondità del suo magistero, del fascino che la sua scrittura può avere sui giovani».
Nel suo recente I migliori anni della nostra vita Ferrero rievoca una magica e irripetibile stagione letteraria, dal 1963 al 1975, che aveva Lalla Romano tra i protagonisti. Qual è il clima oggi?
«Oggi c’è una massificazione della cultura, conta solo la quantità. Emergono i libri che sono più facili da leggere, i più banali e accessibili al grosso pubblico, gli unici che interessano la comunicazione di massa. Gli editori non hanno più un progetto culturale da portare avanti, come ha fatto Giulio Einaudi, l’anima imprenditoriale della casa editrice. Oggi si può guadagnare con i libri come si guadagna con le scarpe o con qualsiasi altra cosa. Difficile salvaguardare gli scrittori di qualità che la televisione, per prima, ignora. Si perderà così la qualità di scrittura e di livello culturale».
Attivo sempre su più fronti cosa sta preparando?
«Continuo ad affidare la memoria di Lalla ai libri, alle parole che restano. Cominciando dal suo Diario ultimo, edito da Einaudi, libro “estremo”, quasi al confine della parola. Ci sono poi le mostre a Lugano e a Sanremo, accompagnate da due volumi pubblicati dall’editore svizzero Jean Olanizsyn, e la grande mostra di febbraio a Torino presso la galleria di Alberto Weber».
Resta fortissimo il legame con il Salento...
«Non è certo un caso la scelta di un editore salentino ed è importante che anche a Lecce si faccia qualcosa per ricordare Lalla Romano.
 
 
Lalla Romano è una delle figure più significative del Novecento letterario italiano. Nata a Demonte (Cuneo) nel 1906, dopo aver vissuto per alcuni anni a Torino, nel 1947 si è trasferita a Milano. Fin da giovane, si dedicò alla pittura e alla poesia. Laureata in lettere a Torino, entrò nella scuola di Felice Casorati, cominciando già nel ’29 a esporre col maestro e i suoi allievi. Dopo essersi dedicata alla poesia pubblicò nel 1951, nei“Gettoni” curati da Vittorini per Einaudi, il primo libro di narrativa Le metamorfosi. Ne vennero in seguito molti altri, tra i quali ricordiamo La penombra che abbiamo attraversato, Le parole tra noi leggere (1969, Premio Strega), L’ospite, In vacanza col buon samaritano”. Le sue opere sono anche pubblicate in due volumi (1991-92) nei Meridiani Mondadori a cura di Cesare Segre. Fra le pubblicazioni che stanno costellando la ricorrenza centenaria della nascita di Lalla Romano (1906-2001) anche la sua autobiografia, Vita di Lalla Romano raccontata da lei medesima a cura di Ernesto Ferrero e Antonio Ria, edita dalla salentina Manni (176 pagine, € 16,00). Lalla Romano si racconta: le radici familiari, l’educazione sentimentale, la formazione nel fervido mondo intellettuale della Torino tra le due guerre, gli incontri (Casorati, Venturi, Antonicelli, Pavese, Vittorini, Montale, Sereni...), le opere, le passioni, le idee. Tra pittura, poesia e prosa, una lunga e felice stagione creativa, un nuovo modo di vedere e di raccontare all’insegna della modernità. A cento anni dalla nascita, le pagine autobiografiche scelte da Ernesto Ferrero offrono una guida suggestiva a una delle figure più significative della cultura italiana del Novecento. Con quattordici autoritratti commentati da lei stessa, a cura di Antonio Ria. Saggista e fotografo, Ria (nato adAlezio ma residente a Milano) è stato compagno e “profeta” degli ultimi anni della Romano. Ha curato vari volumi sull’artista per Einaudi, Mondadori e per le Edizioni Le Ricerche oltre a numerose mostre pittoriche a lei dedicate. Ria è anche il fondatore dell’“Associazione Amici di Lalla Romano” con lo scopo di favorire la conservazione e la conoscenza dei manoscritti, documenti, lettere e dipinti rimasti nella sua abitazione di via Brera a Milano (presto sarà pubblicata la sua tesi di laurea), in modo da evitare che venga disperso il patrimonio documentale, di eccezionale rilevanza, per lo studio del percorso intellettuale della scrittrice, sia sotto il profilo letterario.

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