Franca Petracci, Di fuggevoli istanti ordì una storia

17/11/2014

In tre giorni la folla dei ricordi di un amore durato una vita, di Giancarlo Liuti

Col romanzo Di fuggevoli istanti ordì una storia edito da Manni torna finalmente in libreria Franca Petracci, la scrittrice maceratese al talento della quale si devono opere di teatro, di poesia e di narrativa (il suo primo romanzo fu pubblicato parecchi anni fa da Longanesi) che hanno ottenuto riconoscimenti non solo in Italia. Poi un lungo silenzio. Dovuto alla tormentata sensibilità per i dolori che la vita non le ha risparmiato, soprattutto con la prematura scomparsa della sorella Anna, artista anche lei, cui era legata da qualcosa di molto più forte dell’affetto fraterno. Un silenzio, però, che non le ha impedito di scrivere, giacché questo libro l’ha scritto in passato, quando Anna le era ancora accanto. Poi è rimasto in un cassetto. Un silenzio, dunque, limitato alla sola pubblicazione, come per un bisogno di stare con se stessa, in una solitudine sofferta, pensosa e lontana dal mondo degli altri. Ma quando un libro è pubblicato cessa di appartenere al suo autore, intraprende un percorso autonomo, come un figlio che diventa maggiorenne e se ne va di casa. Buona notizia per noi lettori, quindi. Ci restituisce la scrittura, lieve ma quanto espressiva e quanto profonda, di Franca Petracci.
Tutto si svolge in tre giorni e un epilogo. Tre soli giorni per ospitare il tumulto dei ricordi di un’intera vita, a volte senza unità di tempo, coi ricordi che si scavalcano fra loro, i vecchi dopo i nuovi, come accade nei sogni. La protagonista è Virginia, la sua famiglia, il padre Giacomo, la madre Iaele, la loro morte, la loro vita dopo la morte, e – centrale, incombente – l’amore per un inafferrabile David, un uomo importante che gira il mondo e nutre per lei sentimenti amorosi, sì, ma ogni volta sfuggenti, spesso per anni, fra incontri e assenze che Virginia descrive con accorata trepidazione, sempre trovandolo e sempre perdendolo. Ma lei non se ne addolora. Le basta l’amore per lui, che è ragione di vita. Amare è vivere, essere amati può anche non esserci. Un amore in cui Virginia scopre “l’obbligo di perdersi e il diritto di ritrovarsi”. Infine David continua a telefonarle. Forse è lui, ora, che ha bisogno di lei. Ma Virginia non gli risponde. Tre giorni e un epilogo, quando Virginia – e sembra che sia lei stessa a ricordarlo – muore. Il titolo del libro è tratto da una poesia del grande Vincenzo Cardarelli: “Precipitoso e lieve / il tempo ci raggiunse. / Di fuggevoli istanti ordì una storia / ben chiusa e triste. / Dovevamo saperlo che l’amore / brucia la vita e fa volare il tempo”. Non chiusa e triste, però, la storia di Virginia. E l’amore non le ha bruciato la vita. Di fuoco, sì, ma gliel’ha accesa.

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