Giuseppe Cassieri, Scommesse

01/02/2007

Strampalati e svampiti, di Cosma Siani

Cassieri celebra indefessamente il suo cinquantaquattresimo anno di carriera letteraria all’insegna della terra d’origine, la Puglia dei molti ritorni, della memoria continua, assottigliata e filtrata abilmente nelle sue narrazioni.
[…] nei tredici titoli presentati, il personaggio cassieriano per eccellenza è il protagonista del racconto eponimo, Scommesse, primo e più corposo: Francesco, pensionato da poco, in periodo di forzata inerzia per un incidente, su suggerimento del suo psicologo scrive appunti intorno alla propria esperienza e le proprie distonie: il suo ex lavoro in banca, la moglie separata, la compagna che lo abbandona per dissensi sull’amore verso i cani, e così via fino allo sviluppo di un macchinoso passatempo con due amici anch’essi in pensione – scommettere una posta in gioco su un aspetto imponderabile del quotidiano: salirà o no il controllore sull’autobus dove i tre volutamente viaggiano da portoghesi? Coglierà in fallo o no il designato dei tre?
Riconoscibili le stramberie e i personaggi “candidi, strampalati, svampiti” (come suggerisce la quarta di copertina), tante volte messe da Cassieri al centro dell’ironia o parodia o satira: il segretario comunale di un paesino dell’alto Molise che a seguito d’una scorpacciata di fichidindia si blocca l’intestino per dieci giorni, e quando si sblocca porta un ex voto a Sant’Eustachio; un appassionato archeologo che visita Eleusi e la grotta della divinità per ritrovarsi muso a muso con una capra; una recita al teatro romano che si mescola al tic di alcuni spettatori e ai fuochi d’artificio della Premiata Ditta Capozzi. E così di seguito, per concludere con l’altro racconto consistente, il finale Italo canto 1970 (rimaneggiato da una precedente redazione), di più alto interesse rispetto agli altri per varietà di contenuto, sul filo tematico della musica leggera di consumo, e per la struttura: un assemblaggio di appunti di diario che nella studiata frammentarietà attingono una visione d’insieme che restituisce il clima degli anni Settanta.
Ritornano i tocchi d’autore, il tratto parco, senza cedimenti, le pennellate en passant, la sobrietà di sentimenti, appannaggiodel Cassieri scrittore e osservatore snebbiato del reale. Ecco, ad assaggio: “In questo scirocco color tortora che inumidisce i nervi, l’anno si avvia a tramontare” (Italo canto 1970); “Clima d’incantesimo non potevo intanto negare, con quel sole accucciato sotto i tuoni e il mare così fermo da potersi tagliare con le cesoie” (La capra di Eleusi); “L’estate comincia a cigolare sui cardini, anche se vivrà dolci riverberi sino alla terza decade di ottobre, nelle settimane in cui aggrediscono naso e gola gli arrosti di cefali sulle griglie del Varano e le grasse carrube di Vieste secernono miele nei superstiti forni di campagna” (Il frutto interdetto).

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