Giuseppina De Rienzo, Vico del fico al Purgatorio

01/06/2008
I misteri del vico, di Rossella Galletti  

Napoli, Vico del fico al Purgatorio. Domenico Sepe detto Mimmo è stato ammazzato il primo gennaio: un paio di forbici da sarto gli hanno trafitto il cuore penetrando in profondità di nove centimetri. Arrestata per il delitto è la moglie Maria Cuomo, detta Mariuccia. Il movente per l’accusa: gelosia. Giulia, avvocato d’ufficio, ha l’incarico di difendere Maria e si reca là dove non batte il sole, là dove i vicoli incrociano in un vortice senza uscita: tra panni al vento che attraversano le stradine in tutte le direzioni, incontra la persona più vicina alla donna: Saverio Derosa detto Eva, lo zio sarto, settantenne e femminiello, dell’imputata. È l’inferno dei “quartieri” della città. È Vico del fico al Purgatorio l’ultimo romanzo della napoletana Giuseppina De Rienzo, finalista alla 62ª edizione del Premio Strega. La forza creativa della scrittrice trova in Napoli un terreno fertile. Non solo il paesaggio: dal Golfo alla scacchiera dei quartieri una volta dormitorio delle truppe spagnole, dal Vesuvio ai decumani, all’isolotto di Megaride; ma anche la vis tragicomica della città: il culto delle capuzzelle, le anime in pena del Purgatorio, che abbatte i confini tra la vita e la morte; i femminielli, figure importanti per la loro essenza doppia, grazie alla quale hanno capacità comunicative superiori, come i bambini, esseri neutri, non ancora definiti sessualmente. Non importa che tu sia femminiello, drogato o assassina. Siamo a Napoli, anima doppia, dove tutto è sia bianco che nero. Dove non esistono stereotipi se non quello del caleidoscopio, dei mille colori che si intrecciano e si scontrano. In ognuno di noi c’è l’altro da sé, il nostro doppio se ne sta nascosto dietro una cortina di apparenza ingannevole. Così capita che chi sembra la più spietata delle assassine è anche lo spirito più docile; chi veste donne e ha movenze femminili, rivela un vigore maschile; chi sbatte in faccia al mondo il suo sesso trascende nell’infantilismo; e chi sta per morire di cancro, inizia a vivere e a percepire per la prima volta il suo corpo. In una Napoli che demolisce tutte le certezze è impresa impossibile scoprire la verità: chi ha ucciso Domenico Sepe?

Una città contaminata dal virus della dualità che infetta tutti i suoi abitanti e la stessa De Rienzo: che sa essere sensuale e sentimentale e, d’improvviso, oggettiva come un referto giudiziario.

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