Gualtieri-Scalvini, La presa di Palermo

08/01/2008
Amori e travagli risorgimentali, di Filippo Maria Battaglia
 
Lui si chiama Leonida Pacifici, lei non ha nome e resta avvolta nel mistero. A separarli, c’è un amore che si rivelerà non corrisposto, ma che porterà il protagonista ad imbattersi, suo malgrado, nella voragine cospirativa che precede l’Unità d’Italia, fino all’epopea garibaldina in Sicilia. La Presa di Palermo, che la casa editrice Manni ripropone a poco più di un secolo e mezzo dalla sua stesura per le cure della studiosa Flora Di Legami, prima di essere uno specimen adeguato a capire il Risorgimento, è un vero e proprio romanzo storico. I suoi autori fanno il nome di Luigi Gualtieri e Antonio Scalvini. Come ricorda la Di Legami, entrambi scrivevano libretti d’opera. E non è un caso che il registro melodrammatico sia presente in quasi tutto il libro, in un gioco di citazioni che rimanda a certe opere di Giuseppe Verdi, ma anche alle pagine del Waverley di Walter Scott e della Margherita Pusterla di Cesare Cantù. Un romanzo impastato di sentimento e di rivolta, ma anche una (vera) storia romantica, lontana, anzi lontanissima, da quelle che circolano ultimamente nelle librerie nostrane.

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