Lucianna Argentino, Diario inverso

01/05/2008
La confessione e la memoria, di Rosaria Di Donato

 Ad un’autrice come Lucianna Argentino, sicuramente, non manca la poesia e non soltanto perché è ormai giunta alla pubblicazione della sua quinta raccolta, dopo avere vinto diversi premi lettererari ed avere ricevuto numerosi riconoscimenti, ma piuttosto per la sua scelta esistenziale di vivere costantemente protesa verso la parola e racchiusa interamente in quell’avvenimento che, nominando le cose, le pronuncia sempre come fosse la prima volta chiamandole all’essere: l’evento poetico, appunto.
Diario inverso segna, a mio giudizio, nel percorso letterario di Lucianna, una tappa di riflessione, un momento introspettivo forte che volge dalla vita presente al fondo del cuore; una sorta di bilancio diaristico della sua vita affettiva che si tramuta in un chiaro, emblematico, disincantato quadro del rapporto uomo/donna. La condizione universale dell’esistere e del relazionarsi tra i due sessi sembra ormai, inevitabilmente, segnata da “una giusta distanza”… in un… “tempo di passaggio”. L’illusione di una vita, di sentimenti centrati su un senso, su un significato duraturo che possa redimere i giorni, il tempo si è ormai consumata e rimane solo lo spazio costellato di piccole cose, di silenzio, di cose non dette. Taciute non per malevolenza o per l’incapacità di esprimersi, ma, piuttosto, per la incolmabile differenza che sussiste tra l’uomo e la donna: per la insopprimibile, innegabile diversa identità tra i due sessi. Ecco perché il canto di Lucianna si fa sommesso e si arrende a “lui che crede impossibile,” …”una nuova lingua”. La distanza tra i due è incolmabile ed insondabile: aperta ad un interrogativo destinato a non trovare risposta; sospesa in un universo frammentario in cui le cose, poco a poco, si ritraggono.
E’ lo stile della confessione e della memoria percorso da un andare a ritroso che accende i versi che si mutano in “...canto rinnegato” dell’autrice, la quale si rinnova costantemente nella poesia connotata dalla ricerca di un orizzonte di parole non scontate, dove la vista possa contenere l’innocenza dell’insetto e della foglia. Ma non solo, la poetessa vibra all’idea di concepire “la luce di un giorno senza morte” anche se riconosce “non molto di più mi è dato di vedere / e di udire da questo esiguo spazio da cui, tuttavia, / una verità senza orme circoscrive l’immenso.”...
Sentita e vissuta fino alle radici del proprio essere la scrittura di Lucianna Argentino torna, con questa nuova racccolta, a scandire il tempo poetico con una misura di ampio respiro che sottrae il limite al suo limite.

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