Manuela Correros, 1978

11/07/2008
Finale di partita, di Simone Battaggia
 
Il 25 giugno 1978 tutta l’Argentina è davanti alla tv per la finale mondiale di Buenos Aires tra i biancocelesti e l’Olanda. O meglio, quasi tutta. Qualcuno, rinchiuso all’Escuela Superior de Mecanica de la Armada della capitale argentina, o nei centri di riabilitazione sparsi per il Paese, quella partita non può o non vuole vederla. Gira attorno a quella data-simbolo, e non solo per il calcio, la trama di 1978 a firma di Manuela Correros. Come un romanzo è il sottotitolo di copertina, e sfogliando le pagine si capisce subito perché: documenti di vario tipo, lettere, copie di e-mail che intervallano la narrazione fanno capire subito che di inventato c’è ben poco, che si parla di persone in carne e ossa, di gente segnata da ciò che avvenne in Argentina in quell’anno che qualcuno, ancora oggi, vorrebbe ricordare solo per il trionfo di Mario Kempes e compagni. «Un Mondiale giocato da 25 milioni di argentini», diceva la propaganda di Videla e dei suoi colonnelli, mentre decine di migliaia di persone sparivano dalla vita, sottoposte nel migliore dei casi a «programmi di rieducazione» che avrebbero annientato il loro passato e reso sciapo il loro futuro. 1978 è la storia di chi cerca di ridare un senso a sé stesso, di ritrovare le proprie radici. Come uno dei bambini nati quel 25 giugno 1978: lo chiamarono Mario in onore di Kempes, ma mamma e papà quella partita non riuscirono a vederla... Il libro è di sole 119 pagine e può essere letto in un paio d’ore. Lo stile ricorda Q, il capolavoro dell’ex collettivo di scrittori Luther Blissett: capitoli brevi, molto parlato, frequenti cambi di "inquadratura" per una trama che, pagina dopo pagina, diventa sempre più coinvolgente. Con i fuochi d’artificio finali.

Cerca libro

News