Maria Acierno, Prigioniero numero 50860

01/04/2010
Vita di Italiener, di Valeria Raho
 
Dalla vita reale al romanzo il passo è breve. Prigioniero numero 50860, opera prima di Maria Acierno, dà prova della transitorietà di questa frontiera. Nelle sue pagine realtà e letteratura, ma solo nell’esposizione, danno corpo a una vicenda biografica criptata in un numero, a un racconto immerso in una realtà storica ben precisa. Dietro la matricola 50860 infatti si nasconde il volto, la “passione” di un uomo che per oltre tre anni ha dovuto rinunciare alla propria identità per colpa di un’ideologia oggi impressa come una macchia indelebile nella storia. L’opera di Maria Acierno induce, a prima vista, a credere che si tratti di un romanzo storico scritto in prima persona: a partire da La notizia dell’armistizio che sorprende il protagonista, un soldato “Italiener” intento a servire la patria durante la Resistenza greca del 1943, già nelle pagine si respira il rigido clima di guerra, si dipanano la terribile accusa di tradimento dei badogliani, la deportazione dell’“arbeitlager” (campo di lavoro) di Dortmnud M.-Stammlager VI D, il racconto dettagliato di “una discesa agli inferi” e, finalmente, la conquista della libertà il 9 settembre 1945.
E man mano che le pagine scorrono, in un costante confronto tra macro e microstoria, tra raccolta di fonti e “restituzione” letteraria di “pezzi disorganici e frammentari di un intero quadro politico”, l’autrice svela infine l’identità, inedita, di Cosimo, il sergente che ha vissuto la terribile deportazione in Germania. Prigioniero numero 50860 costituisce una preziosa voce nel coro della storia del Terzo Reich, “la memoria, […] le contraddizioni, i sentimenti, la paura, la disperazione, il pianto” di chi non avrebbe mai voluto parlare di quell’orrore ma che non può sottrarsi dalla “sua” storia. Quella di tutti.

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