Mia Lecomte, Autobiografie non vissute

07/10/2005

Quando la poesia è proprio donna, di Luigi Fontanella


[…] in due casi (Lazzaro e Lecomte) ci troviamo di fronte a poetesse che hanno avuto esperienze di vita fuori dell’Italia, che hanno arricchito modi e moti della loro poiesi, dandole una patina cosmopolita.
Un altro libro su cui desidero richiamare l’attenzione è Autobiografie non vissute di Mia Lecomte, milanese di nascita, ma ormai da vari anni romana d’adozione. Viaggiatrice imperterrita e dunque munita di polivalenti esperienze culturali. Mia Lecomte ha svolto e svolge attività critica nell’àmbito della comparatistica e in particolare della letteratura italiana dell’emigrazione. In questo sfrangiato canzoniere l’autrice ci offre parti della sua autobiografia, reale e trasognata. Colpisce la sua forte capacità osservativa, la lucida prensilità degli atti/attimi, la sensualità diffusa e al contempo rattenuta, la pietas verso i più fragili e bisognosi. Tutta da leggere e meditare la sequenza “Litania del perduto” scritta per Dario Bellezza, della quale riporto questi versi, densi e vibranti, tratti dalla poesia Serale: “(…) Sono rose le case / imbastite morbide / come case le rose / tra le falde umide / sono accese le rose / nel profumo le case / una ad una tacciono”.

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