Naim Kattan, Addio Babilonia

26/04/2011

Una modernità per costruire il futuro, di Giorgia Greco

Le atmosfere esotiche e affascinanti della città di Bagdad, così mirabilmente descritte da Sami Michael nei suoi libri “Victoria” e “Tempesta fra le palme” pubblicati dalla casa editrice Giuntina, ritornano con straordinaria intensità nelle pagine del romanzo autobiografico di Naïm Kattan, Addio Babilonia, edito da Manni.
Nato a Badgad nel 1928 da una famiglia di modeste condizioni economiche compie i suoi studi all’Alleanza Israelita Universale, fondata da ebrei francesi, dove apprende l’arabo, l’ebraico, il francese e l’inglese ricevendo al contempo un’educazione sia araba che ebraica, in un’epoca in cui la comunità ebraica formava un’élite a Bagdad.
Fin dall’adolescenza si interessa alla letteratura francese e nel 1947 quando Sami Michael fugge dall’Irak e si rifugia in Israele, Kattan riceve una borsa di studio dal governo francese che gli offre l’opportunità di proseguire i suoi studi in Francia. Parigi rappresenta per il giovane scrittore l’incontro con il teatro, la musica, l’arte e le donne oltre che la città di una seconda nascita. E qui entra in contatto con il mondo letterario parigino e con il gruppo di André Breton lavorando anche come corrispondente di diverse riviste arabe e giornali francesi. Nel 1954 emigra in Canada e sceglie la città di Montréal dove ormai vive da cinquant’anni perché: “ Come molte città nord-americane, Montréal assomiglia alle città del Medio Oriente. A Bagdad, la mia città natale, c’erano dei quartieri: quello degli armeni, quello dei cristiani assiri, degli ebrei, dei mussulmani sciiti e dei mussulmani sunniti. La città era un mosaico”.
E a Montrèal, la cui lingua comune è il francese ma dove si può parlare in tutte le altre lingue, Kattan prende la decisione di scrivere in francese e di pubblicarvi i suoi libri.
Autore di romanzi, novelle, saggi e pièces teatrali, Naïm Kattan opere pone l’accento nelle sue opere sull’incontro fra culture diverse, sui problemi della vita collettiva e individuale e sentendosi attratto dagli “Altri” - che nella sua città sono i mussulmani - afferma che una cultura non nega mai l’altra e dunque fra esse non può esserci concorrenza.
Organizzato dall’Ambasciata del Canada in Italia il tour dello scrittore iracheno per presentare il libro Addio Babilonia ha fatto tappa in alcune città italiane, Bari, Venezia, Roma e Bologna.
Membro dell’Accademia delle Lettere del Québec e della Reale Accademia del Canada, nonché professore di letteratura all’Université du Québec di Montréal, Kattan è un letterato al crocevia tra oriente e occidente, un uomo semplice, umile nonostante i numerosi riconoscimenti attribuitigli, con una pacatezza ed un’eleganza d’altri tempi.
Pubblicato nel 1975, Addio Babilonia è un libro ancora attuale anche se la Bagdad che viene ritratta con una magia ammaliante è una città più vicina a quella narrata nelle Mille e una notte piuttosto che alla Bagdad distrutta dalla guerra e dal fanatismo religioso.
Con una forte componente autobiografica il romanzo, ambientato negli anni Quaranta, racconta l’esperienza dell’autore, la sua formazione come persona, la ricerca di un’identità e il desiderio di fare letteratura con un ideale altissimo: costruire la letteratura araba dell’Irak.
Nella consapevolezza del valore unificante della letteratura si cercano i modelli in Occidente, ma anche nella tradizione e scrivendo in lingua araba si avverte un desiderio di rinnovamento, di una modernità intesa non come esaltazione del progresso ma come aspirazione a costruire un presente e un futuro assieme.
Attraverso l’incontro fra i giovani intellettuali, mussulmani ed ebrei nei caffè lungo il Tigri, nel romanzo vengono evocati personaggi letterari e citati libri che possono cambiare il mondo, che corrompono e che regalano prospettive diverse aprendo a nuove visioni.
“Scrivere” – afferma Kattan - ha cambiato prima di tutto me stesso, mi ha reso molto più umile e quando vedevo nella mia città i ragazzini analfabeti il mio pensiero era che scrivendo avrei potuto cambiare il mondo”.
E’ una Bagdad multiculturale, quella che dipinge l’autore, nella quale gli ebrei, i cristiani e i mussulmani si ritrovano a convivere fra momenti di tensioni, complicità e passioni condivise. Ad esempio è con un misto di timore e curiosità che il protagonista si avventura un giorno nel quartiere mussulmano (“era impensabile per la nonna che, oltre alla paura dell’ignoto, non voleva aprire la strada a una reciprocità possibile …”) per curarsi il gomito slogato dal proprietario di un caffè mussulmano di Bab el Sheik, un uomo gentile le cui cure si rivelano miracolose.
Tutto si aggrava con le ripercussioni della seconda guerra mondiale in Medio Oriente e con lo scontro fra Germania e Gran Bretagna che vede concretizzarsi l’incubo di un pogrom contro gli ebrei, il Farhud, perpetrato fra il 1° e il 2 giugno del 1941: una notte di terrore descritta con un’ escalation di incertezze, paure e incubi in pagine di straordinario lirismo. Una notte che avrebbe cambiato le sorti degli ebrei in Irak e avrebbe inciso pesantemente nell’animo di Kattan. (“Avevo tredici anni. Sentivo degli spari e mi dissi: “Stanno per arrivare. Stanno per venire ad uccidermi. Non ho ancora vissuto, non ho ancora incontrato una donna e sto per morire. Sentivo che avrebbero potuto prendersi la mia vita senza motivo”).
Al mondo dei giovani intellettuali come gli amici del protagonista, Nessim, Elias, Nazar affascinati dalla cultura occidentale, dei giovani che militavano in gruppi clandestini per imparare l’ebraico parlato e l’ideologia sionista e dei ragazzi che lasciavano l’Iraq per unirsi all’esercito che combatteva per la formazione dello stato d’Israele si affianca un universo femminile variegato, una galleria di donne che si susseguono e che interagiscono con il protagonista sin dall’infanzia.
Dalla nonna, figura di grande rilievo, alla madre che riveste un ruolo ben più determinante di quello paterno per arrivare alle giovani studentesse alle quali il protagonista si approccia con una sensualità e un desiderio resi ancor più intensi dalla consapevolezza che le tradizioni gli impediscono qualsiasi contatto fisico con l’universo donna. Un mondo sconosciuto, misterioso nel quale il giovane muove i primi passi imbarazzati ed entra in contatto con una realtà che vede la donna come proprietà dell’uomo, dedita a servirlo, annullando i propri desideri e le proprie aspirazioni.
Come Sabiha “vittima della sua innocenza e degli uomini” o come Saida “truccata eccessivamente, vestita di colori vivaci, non lasciava alcun dubbio sul genere di vita che conduceva…” o Amina “persuasa che i lavori che le imponevano appartenevano al destino comune di tutte le donne”.
Ai giovani ebrei dunque la frustrazione per l’impossibilità di avere una vita sessuale regolare non lascia altra scelta se non la frequentazione delle prostitute in quartieri a luci rosse descritti con toni fra l’imbarazzato e il colorito ma senza alcun accento di volgarità. “E’ solo con l’arrivo a Parigi all’età di diciotto anni – continua Kattan- che ho avuto finalmente la possibilità di ritrovarmi tête a tête con una donna con la massima semplicità e naturalezza”.
Con eleganza stilistica ed un perfetto equilibrio fra dialoghi e descrizioni, l’autore ci restituisce un romanzo di formazione di impianto corale, pervaso di nostalgia per una terra molto amata e per un mondo di cui si è perso ogni traccia.
Addio Babilonia è un romanzo indimenticabile capace di confermare il potere salvifico della letteratura nel ridare vita a epoche e culture scomparse nei flutti della Storia.
 
 
 

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