Paolo La Peruta, Senza Pace

10/02/2016

La nuova avventura di Pietro Sicuro, intervista di Lucio Lussi


Spiagge affollate, pizziche e tarante, turisti frettolosi. Mettiamo da parte questo quadretto da cartolina, perché il Salento può diventare anche altro. “Senza Pace” (Manni Editori) è il nuovo giallo di Paolo La Peruta, fondatore e proprietario del Caffè Letterario. Ed è proprio “il Caffè” a diventare lo sfondo barocco della storia. Personaggi e colpi di scena accompagnano Pietro Sicuro in una Lecce invernale e piovosa. Qualcosa che non ti aspetti, dall’inizio alla fine. Anche il mare è ritratto in inverno, “quando non ci entra nessuno”, dice l’autore. Netta l’evoluzione rispetto a Per Giove. Senza Pace ci fa immergere in una gangster story, in cui si mischiano eventi drammatici e tanta comicità. E se avete voglia di trasmigrare in un attimo dalla finzione alla realtà, basta sedersi ai tavolini del Caffè Letterario. E incontrerete tutti i personaggi del romanzo…

Da “Per Giove” a “Senza Pace”. Come si è evoluto il tuo immaginario?
Il mio immaginario si è ampliato virando verso tinte più noir. Rispetto a Per Giove, che era un giallo tradizionale, dove c’era un caso di omicidio da risolvere e un assassino da scoprire, Senza Pace si spinge addirittura nella Gangster Story. La cifra stilistica, però, rimane la stessa di Per Giove dove, anche le vicende più pericolose o drammatiche vengono stemperate dall’ironia e dalla comicità.

Ancora una volta lo sfondo è il Salento, e in particolar modo il Caffè Letterario. In che modo coniughi vita vissuta, realtà e finzione?
La vita reale, i luoghi della mia quotidianità, i miei affetti mi aiutano a creare il teatro in cui far muovere i miei personaggi che compiono azioni o subiscono vicende assolutamente inventate, per fortuna, direi, non mi piacerebbe affatto trovarmi nei guai in cui sistematicamente finisce Pietro. Il confine, però, tra realtà e finzione non è così netto e spesso personaggi reali e immaginati non si mescolano. Insomma, non è raro, anzi, direi altamente probabile venire al Caffè e sedersi accanto ad uno dei personaggi di Senza Pace… provare per credere.

Come se la passa Pietro Sicuro?
Sempre peggio. In questo romanzo il mio “eroe da strapazzo” si trova ad affrontare un’intera banda criminale che spunta dal nulla e minaccia la sua incolumità. Per non parlare dei guai con la fidanzata Elisa. Mentre lui è a Lecce e affronta guai più grandi di lui, lei è in America per lavoro insieme ad un suo collega con il quale, in passato, ha avuto una storia. Inutile dire che Pietro non la prende bene, anzi. Ma questo è solo l’inizio di una serie di problemi di cuore che si complicano pagina dopo pagina.

E il Salento? In Per Giove non era la terra idilliaca che in tanti si ostinano a dipingere…
Quello di Senza Pace è un Salento inedito, invernale, spesso piovoso, ma non per questo privo di fascino, anzi. Le spiagge affollate cedono il posto ad un mare impetuoso che incute timore e reclama rispetto. Le vie del centro, non più invase dai turisti, si presentano deserte, spazzate dal vento e dalla pioggia. Certo, condizioni simili non giovano agli affari del Caffè Letterario, nella finzione come nella realtà, ma dal punto di vista scenografico sono davvero perfette per questa storia.

Basta una tavola da surf per essere felici? O si rischia il naufragio?
Se si è capaci di farlo, credo di sì, ma né Pietro né io siamo particolarmente portati e in quel caso il rischio di “cappottarsi” è altissimo. Però è anche un’occasione per godere del mare d’inverno, quando è arrabbiato e nessun’altro ci entra. Ho personalmente avuto la fortuna di stare a mollo con un arcobaleno commovente come sfondo, oppure con il sole che si riaffacciava tra le nuvole con la pioggia. È un’esperienza unica… ovviamente se si resta vivi.

Tra un cocktail e l’altro, come si è formata la tua passione per il giallo?
Più che tra un cocktail e l’altro, direi tra un libro e l’altro. Semplice, li divoro da quando sono ragazzino. Leggo anche altro, ma quello giallo resta il mio genere preferito. Lo trovo un esercizio di lettura intrigante e perverso. Come lettore ho l’istinto di voler scoprire il colpevole prima che sia lo scrittore a svelarlo, ma quando questo succede rimango deluso e archivio il libro come “prevedibile”. In sostanza a noi lettori di gialli piace essere “fregati” dall’autore. Così alla fine ho deciso di invertire i ruoli almeno per una volta… anzi due.

Se domani venissero a dirti: decidi, o tieni il Caffè Letterario o la carriera da scrittore. Cosa sceglieresti?
Posso scegliere di dedicarmi esclusivamente alla scrittura, ma di continuare a farlo dentro il Caffè? Magari mi ritaglio un “tavolino privato”. Non scherzo, il Caffè mi serve come fonte di ispirazione, è una miniera di gag e personaggi troppo preziosa per rinunciarvi.

Ultimo libro letto e ultimo cd ascoltato (o scaricato…. legalmente o meno…)
Ho da poco finito “Tempi Glaciali” di Fred Vargas. Una grande conferma di una delle mie autrici preferite, ovviamente di gialli. Per quanto riguarda la musica, questa estate mi hanno fatto scoprire un cantautore, guarda caso, napoletano, Giovanni Truppi. Trovo il suo “Stai andando bene Giovanni” un album davvero sorprendente.

 

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