Pietro Spataro, Cercando una città

17/02/2007
Le poesie di Spataro, di Silvia Costantini

E'  "un libro asciutto e amaro", dove si trova un certo "spaesamento" davanti agli orrori della nuova modernita', come "l'irrompere sulla scena del popolo degli immigrati come nuovi sfruttati", "la solitudine che ognuno rincontra nei 'frammenti' della vita quotidiana". Parole di Pietro Ingrao ad introdurre i versi di Pietro Spataro della raccolta di Cercando una città che esce nelle librerie edito da Manni, e dove - e' ancora Ingrao a parlare - "è forte la domanda , la speranza di un consorzio umano plurimo, articolato dove gli abitanti si riconoscano reciprocamente. Il poeta cerca una citta'".

Liriche che si concentrano sulla realta' operaia e dell' artigiano, guardano al mondo del lavoro di ieri e dell'oggi, lo svelano attraverso l'esperienza del reale. 'Un falegname', è il padre, genitore del poeta, lavora il legno e - scrive Spataro - "lo domina, lo picchia, poi lo accarezza, lo protegge con le sue creme e aspetta che prenda forma, allora lo custodisce come fosse un figlio suo o la sua segreta vita". Ci sono dunque il muratore, l'idraulico, il manovale, e poi 'uno in piu'', la realtà amara dell'esubero, della fabbrica che muore. Il lavoratore e' anche quello del giornale, di quello del poeta, che fa il giornalista, - è vicedirettore vicario del quotidiano L'Unita'- "osservatore imperfetto" si autodefinisce, con ironia, "senza nemmeno uno straccio di stradario". Nella citta' che cerca, il poeta osserva e scrive del reale dell'oggi: il vecchio materasso, la coperta degli stracci, le buste di plastica "per contenere il nulla", le tragedie del novecento che l'autore ha evocato nella prima parte delle sue liriche cantando nelle sue pagine "calme" - come sottolinea Ingrao guidandoci alla lettura dell'opera - "la ordinata creativita' operaia", sono oggi nuove tragedie, quelle dell'immigrato, della ricerca di un approdo. Quella delle nuove guerre, sotto il cielo di Baghdad, della ricerca di una traccia di lettere mai spedite "dalla collina dove ha abitato la battaglia", e ancora delle terre da avvistare dove "i poveri hanno confini labili/ li proteggono con cura / sapientemente / aspettando che arrivi da lontano una lettera a portare notizie dal ritrovamento". Confessa Spataro di non avere rimorsi "per aver letto la filosofia di Marx o i quaderni dal carcere di Gramsci". "Ho cercato una citta' - recita la sua 'Confessione - che cerco / ancora oggi che e' cosi misurata / la passione, smilzo il breviario / di questo pacato andare in ordine / senza piu' lo scarto nemmeno / di un'avanscoperta sul terreno".

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