Rafael Morales Barba, Canzoni di deriva

03/06/2007

Un antidoto al narcisismo minimalista, di Nicola Vacca

Rafael Morales Barba è uno dei più interessanti poeti spagnoli. Nato a Madrid nel 1958, dove insegna poesia spagnola contemporanea presso l’Università Autonoma di Madrid. Dirige uno dei corsi più prestigiosi sulla poesia spagnola. Studioso e profondo conoscitore della produzione poetica del XX secolo, ha pubblicato numerosi articoli e saggi di ampio respiro.
Morales potrebbe essere considerato un esponente tardivo della generazione degli anni Ottanta. Figlio di un eminente rappresentante della poesia spagnola degli anni Quaranta, Rafael Morales, scrive versi dal 1975. In quegli anni Morales partecipa ai movimenti poetici allora fiorenti in Spagna (neorealismo e neofigurativismo di Luis García Montero). Da queste esperienze la sua lirica si riallaccia alla cosiddetta Poesia Clara, riflessiva e attenta ai silenzi, ma soprattutto tesa a esprimere una vocazione esistenziale ispirata al lirismo vibrante della parola nuda che sa essere traccia di senso.
La produzione di Morales Barba è impregnata dal senso dell’esistere e della fragilità che implica l’essere. Da autentico lirico non poteva non subire l’influenza dei più grandi poeti italiani del Novecento. Da poeta essenziale ha sempre dichiarato di aver amato Ungaretti, Quasimodo e Montale.
Era ora che la sua poesia fosse tradotta nella nostra lingua. In un momento come l’attuale, in cui sugli scaffali arrivano opere di poeti inutili (Daniele Piccini, Aldo Nove, Valentino Zeichen) troppo personalizzate da un narcisismo minimalista, ci fa davvero piacere leggere i versi di un poeta spagnolo che canta l’esistenza e riscopre lo stile novecentesco da questi ultimi presuntuosamente ignorato.
Polemiche a parte, siamo davvero felici di leggere in italiano il libro migliore di Rafel Morales Barba.
Finalmente un poeta che fa della poesia una ragione di vita. Con uno sguardo malinconico sulle cose dell’esistenza il poeta spagnolo attraversa il divenire con tutte le fragilità dell’essere. La costruzione del verso si mette in ascolto della nudità sincera dell’istante che percepisce le assenze cosmiche. Nasce da questa sensazione la deriva del mondo interiore di cui il poeta, con la schiettezza della parola nuda, tenta di ordinare in un baricentro universale di senso.
Il poeta si accorge di essere un naufrago nell’ora incerta e, allora, confeziona col cuore messaggi da un crepuscolo che passa leggero per tutte le stagioni della vita. Di marea in marea il naufragio si popola di relitti che hanno un’anima.
In questa tristezza consapevole germoglia il seme del vivere: «Parole che feriscono mai dette, / terrore che ingenuo irrompe / nel codardo e lo abborda / come nave alla costa. / Io canto ed elevo la mia preghiera / al cirro vicino / che mi occulta l’origine . / Solo è cosa. / Mentre arde smarrimento. / La sera sulla pietra leccese / è rosa, / e lascia un raggio di fatica, / un alito di avventura».
Il poeta sa benissimo che bisogna costruire con le parole quel linguaggio scarno con il quale percepire l’essenzialità nuda dell’esistenza e delle sue fragilità.
Rafael Morales Barba, per questo, è un poeta straordinario che si abbandona alla naturalezza per farci percepire il reale desiderio dell’essenza vera delle cose e di tutto ciò che palpita nel loro cuore. «La delicatezza dei versi – scrive Diego Símini – raggiunge toni di alto lirismo e richiede una lettura attenta che non offre immagini definite al primo impatto ma che prendono lentamente forma fino a schiudersi ad una fruizione complessa e penetrante. La voce di Morales, volutamente discreta e tesa sulla sottile corda dell’esperienza della contemplazione e della memoria, rifugge dai toni roboanti e dalle frasi ad effetto. La sua attenzione è spesso rivolta agli elementi della natura che si riflettono nelle pieghe del suo animo, ed in particolare al mondo del mare».
La sua poesia si consuma splendidamente nelle verità nascoste dello stupore dell’anima. La vastità della sua naturalezza, che disarma perfino l’irraggiungibile, trionfa nell’incontaminata trasparenza della luce interiore, dove il verso guarda per potersi donare all’uomo…
Nella bellezza delle cose semplici Morales fonda il suo lirismo puro, portatore sano di un’essenzialità esistenziale che non smette mai di rivolgere la propria attenzione all’altezza in cui dimora lo spirito errante dell’uomo naufrago della sua stessa condizione.
Canzoni di deriva rivela un grande poeta inattuale che legge e interpreta, con la semplicità del verso nudo, il dolore di vivere e slancio vitale di un’interiorità che desidera arricchirsi di quella bellezza nascosta dietro la maschera delle cose.
Per Rafael Morales Barba la poesia è, come scrive Ungaretti, il linguaggio con cui l’uomo si serve durante la fase terrena per contenere una rivelazione.
Il poeta spagnolo considera, come il suo grande maestro italiano, innata l’aspirazione dell’uomo alla libertà e alla poesia.
La delicatezza dei suoi versi, l’impegno e l’essenzialità di scrittura, l’adesione al sentimento e al dolore degli uomini, la bellezza dei suoi versi nudi fanno di Rafael Morales Barba una delle voci più intense della poesia spagnola di oggi.
La sua poesia coinvolge emotivamente il lettore. È un’unione di vibrazioni che coinvolge in maniera empatica chi la legge.
I suoi versi ci raccontano che l’uomo per sé vuole cose eterne. Quindi non sopprimiamo il bisogno di poesia che ci appartiene, come la nostra stessa vita che non possiamo fare a meno di rispettare e amare.

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