Roberto Chirico, La tattica di Oronzo

08/08/2015

La Puglia che pubblica, di Stefano Savella

La tradizionale regata tra Brindisi e Corfù nel 2012 è giunta alla sua ventisettesima edizione. Tra le numerose barche a vela partecipanti, ve n’era tuttavia una che ha reso la manifestazione di quell’anno in qualche modo storica, e degna di entrare a far parte di un romanzo. Scritto da Roberto Chirico, salentino da alcuni anni trapiantato in Abruzzo dove insegna Lingua e letteratura inglese, La tattica di Oronzo (Manni Editori, pp. 112, euro 13) racconta infatti una storia che, traendo spunto da quell’evento, finisce per avere tutte le caratteristiche per una lezione di vita, i cui protagonisti sono un gruppo di giovani provenienti da esperienze difficili, in particolare dal tunnel della tossicodipendenza, e un’associazione di promozione sociale, Alba Mediterranea, che opera con loro e per loro nel territorio salentino. La loro sfida apparentemente improbabile, quella di studiare ogni aspetto che rende possibile la navigazione in barca a vela e poi di gareggiare con altre imbarcazioni della stessa categoria, diventa con il trascorrere delle ore (la vicenda narrata si svolge nell’arco di due giorni) un simbolo di riscatto sociale per i ragazzi e di impareggiabile gratificazione per tutto lo staff dell’Associazione che ha contribuito a realizzare quell’impresa.
Artefice dell’idea di proporre per la Brindisi-Corfù la prima imbarcazione social oriented, nonché uno tra i maggiori protagonisti di questo romanzo corale, è Mimmo, presidente dell’Alba Mediterranea, associazione che nella fiction conserva comunque il suo nome reale. Il suo istrionismo, la sua capacità di motivazione, le competenze organizzative e quelle riguardanti la sfera della comunicazione rendono Mimmo un personaggio centrale. Ma è soltanto grazie all’ironia (spesso auto-ironia), allo spirito di abnegazione e all’impegno di tutta la sua squadra, dagli psicologi ai ragazzi destinatari del progetto, che quella di Mimmo potrà rivelarsi una sfida di successo. La barca a vela Ninfa dei mari, noleggiata per l’occasione, finirà per sorprendere tutti all’approdo sull’isola greca.
Le figure dei ragazzi emergono in misura diversa, e con differente intensità, all’interno del romanzo. Su tutte, spiccano quelle di Simone e di Oronzo. Il primo, «l’intellettuale del gruppo, tendeva a mantenere una certa discrezione intorno a sé»; ma proprio per la sua serietà ottiene l’incarico di aiuto timoniere, ed è lui a portare alla meta, con sicurezza, la Ninfa dei mari, dopo aver preso confidenza nel corso della notte con il comando dell’imbarcazione. Oronzo invece ha ventisei anni ed è colui che con la sua ironia quasi inconsapevole e il suo attaccamento al Salento diventa «la mascotte del gruppo». Oltre a questo, però, detta a un certo punto della regata, con non chalance, la tattica da seguire, quella che dà il titolo al romanzo e che si rivelerà vincente: «Sempre dritto e arriviamo». La più semplice, persino la più banale: ma che, riflettendoci su, diventa utile seguire nella vela come nella vita. Dopo anni in cui sono stati legati alle più diverse dipendenze, i ragazzi di Alba Mediterranea osservano davanti a loro, nel mare azzurro dell’Adriatico, la rotta del proprio futuro.

 

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