Stefàno-Grato-Zurlini, I sistemi di gestione ambientale

29/03/2006

Un manuale per gli esperti del settore

Pino Lucchesi: «Oggi il turismo “tradizionale” fatto di visite fugaci alle città d'arte e di periodi di riposo sempre più brevi, mostra la corda. Certo è importante ed è necessario “ricalibrarlo” e garantirlo, evitando comportamenti di rapina purtroppo spesso presenti, ma è altrettanto necessario integrarlo con forme nuove, più consapevoli dell'importanza ambientale del territorio e della necessità di salvaguardare l'ambiente, per ora e per domani, con le modalità del cosiddetto “turismo sostenibile”»

Il volume I sistemi di gestione ambientale nelle strutture ricettive di Dario Stefàno, Emaneula Grato e Giovanni Zurlini (Manni editore, pagg. 166), si rivolge a coloro che operano nel campo della certificazione ambientale, agli operatori del settore turistico e a coloro che negli enti locali intendono approfondire la conoscenza sui temi specifici per poter ideare procedure semplificate di controllo centrate sul rispetto delle normative ambientali.
Un manuale che, però, non si rivolge esclusivamente agli esperti del settore ma, come scrive Pino Lucchesi, Presidente del Comitato per l'Ecolabel e l'Ecoaudit, nella prefazione, «un volume snello, leggibile senza astrusità, di facile presa, semplice da leggere e da capire» e che «intercetta una esigenza di conoscenza sempre più diffusa sui Sistemi di Gestione Ambientale applicati a fattispecie specifiche (nel caso alle strutture ricettive) e propone linee di indirizzo facili da perseguire».
Il turismo e la vocazione turistica del nostro Paese, dunque, al centro del libro di Stefàno che analizza le modalità possibili per una sostenibilità da applicare al settore, tema che viene scandagliato in tutte le sue sfaccettature.

«Basti pensare alla particolare vocazione “turistica” del Bel Paese – prosegue Lucchesi nella prefazione - alla crisi che attanaglia ormai da qualche anno il settore, alle possibili risposte per intercettarla e combatterla con azioni adeguate. Oggi, inutile negarlo, il turismo “tradizionale” fatto di visite fugaci alle città d'arte e di periodi di riposo sempre più brevi, mostra la corda. Certo è importante ed è necessario “ricalibrarlo” e garantirlo, evitando comportamenti di rapina purtroppo spesso presenti, ma è altrettanto necessario integrarlo con forme nuove, più consapevoli dell'importanza ambientale del territorio e della necessità di salvaguardare l'ambiente, per ora e per domani, con le modalità del cosiddetto “turismo sostenibile”».
Un tema, dunque, attuale per le implicazioni economiche e di sviluppo che una gestione oculata e attenta del settore turistico può offrire al nostro Paese ed anche al territorio regionale, laddove si riesca a coniugare al più generale tema turistico anche quello della tutela ambientale. È un dato acquisito, e in controtendenza rispetto alla crisi che sta attraversando il settore, la crescente domanda da parte di una clientela, proveniente per la gran parte dai paesi del Nord Europa, di località e strutture in cui conciliare le esigenze di riposo con la scoperta dell'ambiente naturale che è tale anche in virtù del rispetto di standard qualitativi ambientali.

Qualunque struttura ricettiva, albergo, campeggio, bed&breakfast, agriturismo, o un comprensorio turistico ambientalmente coordinato, consegue interessanti vantaggi nel mettere «a sistema» gli adempimenti legislativi ambientali, normalmente vissuti solo come un vincolo ed un intralcio, perché si possono conseguire importanti economie di scala ed anche gli effetti «impositivi» vengono spalmati in modo omogeneo. L'ambiente, quindi, e le sua salvaguardia, divengono non più un costo (come si tendeva a pensare venti, trenta anni fa) ma soprattutto una opportunità di mercato ed una risorsa. L'imprenditore, per altro verso, acquisisce progressivamente la consapevolezza, al di là dei ritorni di natura economica (pure, ovviamente, importanti), di un suo diretto interesse a che la sua azienda viva nel territorio in piena armonia, e senza conflitti con la società e le istituzioni.

La pubblicazione si colloca nel dibattito in corso, decollato dopo una iniziale fase di contrapposizione e di contestazione, sul come tradurre in fatti e comportamenti concreti i principi della conservazione ambientale, coniugandoli positivamente con quelli del progresso economico. È un dibattito aperto che sta progressivamente coinvolgendo un numero crescente di attori: Commissione Europea, Governi centrali, regionali e il sistema delle autonomie locali, alle quali competono le più rilevanti responsabilità in materia di programmazione urbanistica ed ambientale. Gli Enti locali, per primi, sono chiamati a dare buoni esempi. In questo quadro, assumono significato indiscusso gli strumenti di certificazione ambientale la cui adozione rappresenta la naturale evoluzione della avvenuta adozione di Sistemi di Gestione Ambientale, la cui forza scaturisce dalla loro «volontarietà», da una decisione «responsabile» di partecipare al processo e di evidenziare all'esterno i propri impegni per assicurare il minimo impatto ambientale possibile e per garantire una migliore qualità di vita ai propri ospiti.

Gli autori
Dario Stefàno, professore a contratto di «Gestione dei rifiuti» nel corso di laurea specialistica in Valutazione di Impatto e Certificazione Ambientale della facoltà d Scienze MM. FF.NN. e titolare di un corso di Economia Industriale presso l'Università degli Studi di Lecce.
Emanuela Grato svolge attività di ricerca presso il Laboratorio di Ecologia del Paesaggio dell'Università di Lecce.
Giovanni Zurlini professore straordinario di Ecologia e dal 2001, Presidente del Consiglio didattico del corso di Laurea specialistica in valutazione di Impatto Ambientale dell'Università di Lecce.

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