Tilde Pomes, Se non resta che il diluvio

18/02/2017

Una tragicommedia scolastica, di Rosa Auriemma

Tilde Pomes è nata a Ostuni in provincia di Brindisi. Vive ad Altamura dove insegna Italiano e Storia in un istituto di istruzione secondaria superiore. Si occupa di problemi e dinamiche adolescenziali legate al mondo famigliare e scolastico. Ha esordito nel 2013 con il romanzo Amore scarno (Manni), finalista al Premio Perelà 2013 e vincitrice del Premio Puglialibre. I Suoi racconti sono stati pubblicati in riviste e antologie.

Se non resta che il diluvio è il titolo del suo ultimo romanzo, una tragicommedia che si rinnova ogni anno, inscenata nell’aula magna dell’I.T.C. Borgia. Il mondo della scuola con i suoi problemi sono i veri antagonisti del romanzo contro i quali i docenti, gli ausiliari e il personale amministrativo ogni giorno devono combattere, costretti a confrontarsi con un dirigente scolastico incapace il cui cognome non a caso è “Diluvio”.

Un romanzo di grande attualità quindi, basti pensare a come la scuola oggi rappresenti un tema cruciali nel dibattito politico e mediatico. Problemi come il sovraffollamento scolastico al sud rispetto al nord con classi composte da oltre trenta studenti, che compromette il rendimento della didattica; le classi scoperte; la carenza di fondi per la creazione di laboratori multimediali e la scarsa competenza di molti docenti verso i nuovi strumenti informatici, i quali non riescono ad usufruire di corsi finanziati dai provveditorati; per non parlare della la messa in sicurezza degli edifici e del fenomeno del precariato che costringe essi a spostarsi nelle diverse regioni italiane, ostacolando la continuità didattica dei discenti. Problematiche di cui si parla e si sente parlare continuamente e che spesso rappresentano motivo di slogan e propaganda politica ma, alle quali nella realtà nessuno è riuscito a trovare una vera soluzione per realizzare il così tanto atteso rinnovamento della scuola. I docenti nel romanzo di Tilde Pomes, calati in questa difficile realtà, abbandonati a sé stessi, vivono l’estrema difficoltà di lottare contro problemi quotidiani, abbandonati a se stessi da parte delle istituzioni si rifugiano in un nuovo palcoscenico, facebook, in cui sfogano le propria frustrazioni, delusioni, velleità, volontà di denuncia e desiderio di cambiamento.

Professoressa Pomes “Se non resta che il Diluvio”è la storia di insegnanti, qual è il personaggio che le somiglia di più?

Ovviamente non mi identifico in nessun docente schizzato o in certi ruffiani ammosciati che popolano il Borgia, metafora del sistema, ma condivido gli obiettivi del gruppo segreto dei “funamboli imperfetti”, che progettano di eliminare il vuoto dello sfacelo scolastico. Loro così pronti alla denuncia, capaci di sane riflessioni, di empatia, di volontà di immedesimazione…

Quali sono stati i suoi modelli per redigere la storia?

Noi siamo quello che leggiamo. Tutto ciò che ci meraviglia si trasforma in qualcosa che ci appartiene e che non sempre è rintracciabile. In “ Se non resta che il diluvio” tra i prof del gruppo segreto circolano passi tratti da opere di Pennac, Soseki, Brecht …

Si è ispirata a opere cinematografiche come “ La scuola” di Lucchetti?

No, ma è molto probabile che il romanzo di Diluvio venga assunto come punto di partenza per un progetto di realizzazione teatrale, considerate le caratteristiche del testo.

Lei racconta di un’istituzione, la scuola, ormai decadente come anticipa già nel titolo, ma c’è possibilità di salvezza dal Diluvio nel suo libro?

Beh. Questo lo si scopre leggendo il romanzo …

E nella realtà, secondo lei?

La Legge n. 107/2015 mira non solo ad una rivoluzione delle competenze e dei compiti del dirigente scolastico, coadiuvato dagli organi collegiali, ma anche ad un migliore funzionamento della scuola. I docenti si arrangiano con quello che sono, per dirla con Pennac. La qualità dell’istruzione deriva dal fattore umano e dalla capacità di un ottimo funzionamento in regime d’ Autonomia. Autonomia che però presuppone il potenziamento delle competenze del dirigente scolastico (!) ma qui potrebbe cascare l’asino. Si sa che il pesce puzza dalla testa … mi soccorrono sempre i pensieri decisivi di mia nonna!

Cosa andrebbe riformato nella scuola?

C’è bisogno di notevoli investimenti nell’edilizia, in una didattica innovativa e negli strumenti necessari per attuarla, compresa la formazione dei docenti, la cui retribuzione dovrebbe essere adeguata all’impegno profuso nel lavoro. Occorrono finanziamenti per la realizzazione di strategie adeguate alla formazione dei ragazzi, che possano agire da protagonisti in un mondo in costante trasformazione.

Come si è evoluta la sua penna, a partire dall’ultimo libro?

Durante l’ estate ho lavorato alacremente ad un romanzo sulla scuola cui da anni pensavo, un racconto sulla strana condizione di molti insegnanti, esuli dalla propria esistenza e dalle realtà in cui lavorano, costretti loro malgrado ad ipocriti rapporti di colleganza e ad incessanti prevaricazioni. Docenti che anelano ad essere nell’orbita di un’istituzione capace di comprendere quanto il lavoro sia il loro unico bene, ma che sono costretti a rimbalzare contro i soliti muri di gomma.

Nel romanzo, che ho strutturato in blocchi, o meglio in post, la narrazione (con storie dentro la storia) si sviluppa in un crescendo verso l’assurdo e il caricaturale: quattro personaggi – Lello il Napoletano, Landron detto Lo Spagnolo, Pisanti e Mariolina de la Barca – raccontano a turno, con inclinazione umoristica, a volte con sarcasmo, ma senza trascurare etici risvolti, le torture e le oscenità a cui hanno assistito ( e vissuto) nel collegio dei docenti appena concluso, e che ha inaugurato l’anno scolastico dell’ istituto Borgia, diretto da un preside filibustiere, Aristide Diluvio. Nell’assemblea, simbolo di un’inconcludenza rassegnata, si muovono altri personaggi che, con maggiore squallore, rivelano la malvagità e l’inettitudine regnanti in una scuola sempre più fiacca. Il ribaltamento, costituito dal volgere all’assurdo o al ridicolo situazioni di per sé tragiche, è in quest’opera tra i miei strumenti retorici preferiti. Va detto che in “ Diluvio” ho cambiato stile rispetto ad “ Amore scarno”, il mio precedente romanzo, il quale si sviluppa secondo ritmi più tradizionali ( ad esempio si avverte un prima e un dopo, c’è un’unica voce narrante …) anche se i motivi ispiratori sono gli stessi: l’ avidità, il piacere della sopraffazione, il gretto egoismo, il padre-padrone, l’ipocrisia. Ci si diverte a leggere di Diluvio, ma se si considera che lui e i suoi docenti potrebbero essere la metafora del corpo docente di una qualsiasi scuola italiana di oggi, e ahimè! anche di ieri, della scuola dei nostri figli, altro che risate… oh, mi solletica l’idea di narrare di un altro covo di vipere gentili!

Sta lavorando ad un nuovo romanzo?

L’ho appena detto: mi piace l’idea di raccontare, mantenendo teso il filo dell’ironia, di un altro covo di vipere gentili e ambiziose, pronte a sbranarsi per raggiungere, in seguito ad una menzogna mista a verità, l’obiettivo. Tutto da inserire nel triste bilancio di un’ epoca in cui si vanno frantumando e disperdendo i valori fondamentali dell’Uomo.

Chi saranno i nuovi protagonisti?

Beh, dovrei dare un volto ad altri vizi capitali. Nei miei romanzi già agiscono personaggi invidiosi, lussuriosi, iracondi. Potrei darci dentro per esempio, con un superbo goloso, considerato che ormai è tutto un abracadabra culinario di baldanzosi cuochi in pole position in mezzo a gente rintronata dalla povertà.

Grazie professoressa e in bocca al lupo per il suo nuovo romanzo.

Grazie a voi! Un abbraccio.

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