Tu quando scadi?

14/12/2005

Voci dal mondo sommerso del precariato, di Giulia Gentile


Sono ironici, sarcastici, buffi, cinici e spesso amari i racconti riuniti in Tu quando scadi? (Manni Editori), raccolta pubblicata pochi giorni fa dalla piccola casa editrice leccese, ma che molto ha a che fare con la città delle due Torri.
Innanzitutto perché, se non scritti direttamente da bolognesi, molti degli episodi sono ambientati proprio nella città dell’università più antica del mondo, eldorado per studenti e giovani disoccupati provenienti anche da altre regioni. E poi perché l’ideatrice e curatrice del progetto, Agnese Manni, ha vissuto per anni a Bologna, dove - da studentessa prima e “stagista” poi - ha potuto sperimentare di persona la paradossale realtà di una città molto aperta all’apparenza ma con un più che esoso costo della vita. Che talvolta impone a chi arriva – soprattutto dal sud del nostro Paese – di tornarsene indietro dopo qualche anno, se intenzionato a metter su casa o anche solo a vivere dignitosamente seppure da precario.
C’è la giovane cubista che, da quando diciassettenne ancora frequentava ragioneria a Bologna, fa la spola dalla città alla riviera, e dalla riviera alla città, per lavorare nelle discoteche di Rimini e Riccione. Dopo una decina d’anni di “manovalanza” si è inventata imprenditrice di se stessa, per riempire il buco invernale che divide in due la vita litoranea.
C’è il “portatore sano di pizza”, studente in Lettere di giorno che - più che avvicinare le proprie notti a quelle dell’amato scrittore “maledetto” Charles Bukowski - compie un viaggio felliniano nella pizzeria d’asporto de La Lella, e fra le diverse categorie di dispensatori di mance. E poi ci sono i lavoratori interinali Tim di Bologna, fra i precari più “famosi”, assunti nel 2002 a tempo determinato da un’agenzia, e “subaffittati” alla compagnia telefonica con contratti semestrali.
In tutto, una decina di racconti, degni ritratti di quello che ormai costituisce un macrocosmo lavorativo fatto di impiegati a cottimo, a progetto, in nero e interinali, dipendenti con un ventaglio multicolore di contratti, il più delle volte spolpati di progettualità per il futuro e di diritti.
«Le “voci di dentro” della precarietà mescolano i tasselli di esistenze sospese e frammentate – commenta nell’introduzione il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola -, narrano il corto circuito crescente tra presente e futuro, sondano quell’ombra di inquietudine che ha modificato, insieme al mercato del lavoro, l’antropologia delle giovani generazioni».

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