Tu quando scadi?

06/01/2006

Precari sull'orlo di una crisi di nervi, di Daniela Pastore


Precari si nasce o si diventa? E’ colpa della società o il riflesso di un’attitudine mentale? Di certo nel Terzo Millennio i precari si moltiplicano come i pani e pesci biblici. Molti di loro hanno il talento dello scrittore. Eccoli allora cimentarsi in un libro di stile originale, edito da Manni, dal titolo Tu quando scadi? Racconti di precari.
Centoquindici pagine ondeggianti sul mare dell’incertezza, che raccontano con ironia, fantasia, realismo, la giornata tipo del precariomedio. Intuibilmente una giornata non semplice, disseminata di ostacoli posti quà e là da datori di lavoro tutt’altro che magnanimi. Dunque il libro non poteva che aprirsi con un’orazione a San Precario, «protettore dei dipendenti delle catene commerciali  e dei call center, delle partite iva e dei collaboratori appesi ad un filo», affinché doni loro ferie, contributi ed ogni sorta di certezze e stabilità.
Si scivola con il sorriso (amaro) di racconto in racconto, soffermandosi divertiti sui Di-lemmi del precario, le altalene fisiche e mentali della vita in bolletta, descritte dall’«a» alla «z» dalla penna divertente di Dario Quarta. Sospeso tra fantascienza e realtà il Dialogo semiserio tra un pedagogista, un geometra e un alieno, di Mauro Scarpa. Valentina racconta la sua vita da seducente cubista, Antonio Sansonetti è un «portatore sano di pizza», Massimo un chainworker, mentre un «lavoratore dell’Erremoscia» racconta le alchimie di «una rispettabile azienda». Ci sono le confessioni di un assistente di volo dell’Alitalia e le sue malinconiche notti in albergo, e di un «Precario» che «non vuol dire chi è se no poi non trova lavoro». Tu quando scadi? si chiede Chiara Greco mentre Dario Goffredo gli fa eco con La rinotracheite di Palmiro. Precari a 50 anni è l’amaro spaccato «pennellato» da Laura. Chiude il libro Patrizio Paolinelli che si sofferma su Potere e contropotere nelle lotte degli interinali Tim di Bologna.
Ad introdurre questo manipolo di allegri disperati è Nichi Vendola, che dedica tre pagine intense alla «platea insorgente degli invisibili», ai diciottenni cresciuti senza nonni, che lavorano quando possono come un facchino o friggitori di patate. «Quel diciottenne tra dieci anni rischia di essere fermo nello stesso punto, immobile nel vuoto, con la spiacevole sensazione di poter precipitare da un momento all’altro». Alla sinistra, incalza Vendola, «dieci anni di tempo per provare a cambiare in meglio la vita di un’intera generazione di precarizzati». E San Precario faccia la sua parte.

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