Valerio Magrelli, La lingua restaurata

02/02/2015

Un libro scintillante, di Armando Adolgiso

Con una bella copertina appositamente ideata da Emilio Isgrò, con il suo famoso stile abrasivo, la casa editrice Manni presenta il più recente libro di Valerio Magrelli intitolato La lingua restaurata e una polemica con un’altra dizione che scrivo in corsivo come un sottotitolo ma che proprio tale non è: Otto sonetti a Londra.
Magrelli è fra i massimi poeti contemporanei; traduttore finissimo (due esempi per tutti: Le nozze di Figaro e Dove lei non è). Autore di grandi prose, per ricordarne alcune: indagatore di pagine inquiete in Nero sonetto solubile); protagonista di se stesso fra luci al crepuscolo come in Addio al calcio, come nello straordinario Geologia di un padre.
Nel 2002 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli.
Costretto a viaggiare (si legga La vicevita o allorché osserva quelli del Gran Tour che attraversano Roma in Magica e velenosa) viene da chiedersi: è Magrelli un viaggiatore? Non so. Ma il viaggio lo intriga. Il turismo proprio no.
La lingua restaurata è un libro anfibio che attraversa i territori della prosa, del teatro e della poesia; "libro-ornitorinco" (copyright Carlo Boccadoro).
Gli spunti che s’intersecano sono un viaggio a Londra, un dialogo con Machiavelli e otto sonetti che raccontano la storia sentimentale del restauro di un dipinto del Settecento.
“Londra abbonda troppo di nebbie e di gente seria. Se siano le nebbie che producono la gente seria o se sia la gente seria che produce le nebbie non saprei dire”, scriveva Oscar Wilde. Sta di fatto che, fendendo nebbie e passando attraverso gente seria (e, forse, talvolta un po’ seriosa), Magrelli produce dodici ritratti in 3D di luoghi e personaggi londinesi con un andamento che va dalla pensosa meditazione di marca settecentesca al graffiante scatto interpretativo del fumetto.
Londra gli si manifesta tra lussi e muffe, ma anche con tanti italiani, giovani e giovanissimi, emigrati.
Da qui un dialogo con Machiavelli (era già accaduto in “Il Sessantotto realizzato da Mediaset”, ma qui con l’immaginaria figura del fiorentino è proprio Magrelli a parlare nei costumi del personaggio chiamato “Tenerissimo”) che vede intrecciarsi prosa e versi (preziosi gli acrostici PD – PDL – SILVIO). Mi piacerebbe vedere realizzato quel dialogo scenico in forma di music hall intitolato “Le Larghe Offese”, battuta appartenente a uno di quegli acrostici.
Infine i sonetti di cui vi ho riferito prima in un raffinato gioco di rimandi fra testo e traduzioni ritradotte.
Un libro scintillante, fatto di sguardi da sorpresa fanciullesca e scatti di indignatio.

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