Voci di Liguria

01/10/2007
 Tessere azzurre, di Piera Mattei
 
Basterebbe vedere i moscerini galleggiare uccisi a fior d’acqua che l’uomo ha benedetta, mentre un raggio di luce colpisce la marmorea conchiglia che la contiene: sarebbe questo un esempio sufficiente e necessario della vita. Ma poi se lo sguardo si sposta all’absidato musivo fulgore, al verde nitore del prato, alle astratte nuvole d’oro che cedono al cupo di tessere azzurre, è tale la bellezza dell’inganno che quasi ci si dimentica degli insetti uccisi.
In questo spazio del quasi la poesia si consuma e assume forma. È il dovere del nulla, il delitto del fiorire.
Colpisce, con la sua bellissima immagine dei moscerini annegati nell’acquasantiera, la filosofica dichiarazione di poetica – precisa visione di come agisca la vita – di Enrica Salvaneschi, una dei dieci poeti scelti da Roberto Bertoni e Roberto Bugliani, per l’antologia Voci di Liguria. Dieci personalità piuttosto originali e ben differenziate. Difficile, quasi impossibile trovare un’affinità che vada oltre i confini posti a priori: la data di nascita a partire dall’anno quaranta del secolo scorso e il luogo, un paese o una città della Liguria.
Certo i criteri per selezionare i poeti che piacciono, che hanno un’eco profonda nella sensibilità del critico, che sono da quel critico amati, sono infiniti, come dimostra il proliferare quasi infinito delle antologie. Tuttavia Roberto Bertoni non ha cercato solo un pretesto per parlare dei “suoi” poeti. Il tema della poesia legata a quella che è anche la sua terra di origine, della particolare fertilità poetica di quell’arco di rocce sul mare che ha nome Liguria, lo aveva già coinvolto. Nel 2004 aveva riunito in volume Sei poeti liguri di cui due (Conte e Tonelli) sono presenti anche in questa raccolta, Bugliani è il secondo curatore, mentre Bertolani e Sanguineti ne restano fuori, per limiti d’età. Quindi questo libro è un ritorno, un completamento dello studio sulla disposizione al canto, sulla straordinaria concentrazione poetica in una popolazione che, mi pare, non raggiunga complessivamente la metà dei cittadini di Roma o Milano. A ragione Bertoni fa sfilare gli antenati politico-poetici dei contemporanei: Mazzini, Sbarbaro, Calvino, Montale e, per legame elettivo, Caproni. Senza dimenticare i più recenti Giovanni Giudici e Edoardo Sanguineti. Una terra che produce poesia come obbedendo a una vocazione, con la stessa tesa determinazione con cui si dedicò alla coltivazione dell’olivo. Proprio questo è il punto, replica il secondo curatore, Roberto Bugliani. Non si può più parlare oggi sulla scia di Montale di Poeti e Paesaggi di Liguria, perché il paesaggio ligure – scabri muretti a secco su terrazze coltivate a olivo, prospicienti il mare – è venuto meno, a causa della rapace edificazione della costa. E le stagioni dei grandi sono forse miracoli della natura e della cultura, o coincidenze, “circostanze felici”, come ebbe a dire Sanguineti, forse non ripetibili. Condizioni che non tolgono legittimità alla scelta, anche se qui fortemente minoritarie compaiono le donne, ma è tendenza comune di tutte le antologie. Accanto alla citata Salvaneschi, Graziella Colotto, con una lirica dal ritmo piano, sommessi racconti d’incontri e delusioni. La terza donna-poeta è Lucetta Frisa, la sua forte personalità genovese, ma non solo, se lo stesso mare Tirreno lambisce, non così lontana, la materna Palermo. Intensa voce che canta di ricordi, visioni, disperazioni che si sollevano in agili scarti ironici. Una poesia, questa, in molte parti atmosferiche, con la presenza protagonista del mare, della spiaggia, della sabbia.
In due casi la scelta di Bugliani infrange i limiti spazio-temporali dell’antologia, un piccolo sconfino che dice bene la sua difficoltà di restare dentro spazi ristretti: una volta per presentare Mauro Ferrari, poeta di Novi Ligure nel vicino Piemonte, critico e editore, l’altra per introdurre Nanni Cagnone, nome noto al mondo della cultura in generale non meno che nell’ambito particolare della poesia. Sfiora anche i confini più canonici della poesia con Guido Caserza, che sceglie un tono aspro, il ritmo antico della terza rima per invettive contro il mondo politico contemporaneo.
Si tratta di un volume denso e molto ben composto, con presentazioni critiche di ogni autore e una loro dichiarazione di poetica. Sono dodici i nomi di questo libro – dieci poeti, due curatori. Il tredicesimo nome è quello della Liguria che occhieggia in copertina – in verità in un’aria sabbiosa, offuscata – dalla riproduzione di un paesaggio costiero.
 

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