William H. Hodgson, Carnacki

21/02/2013

Anticipazioni, di Paolo Melissi

Wiliam Hope Hodgson è stato a lungo un autore sconosciuto per l’Italia, e lo rimane tutt’ora, nonostante un paio di pubblicazioni e l’uscita (ormai persa nel gorgo editoriale) di un racconto in una raccolta mondadoriana di “concorrenti di Sherlock Holmes”. Siamo infatti in piena esplosione della detective story anglosassone, anche se in una versione del tutto “alternativa”. Le indagini di Carnacki, infatti, sono avventure a contatto del soprannaturale e dell’occulto, i casi da risolvere hanno a che fare con apparizioni più che con omicidi. Si può dire che Hodgson abbia avuto più coraggio dei suoi colleghi – seppure affascinati, come lo stesso Arthur Conan Doyle, dallo spiritismo e dalle scienze occulte - dedicandosi apertamente alla più grande tentazione dell’epoca, l’esplorazione della parte invisibile della realtà. Carnacki è, in fondo, l’autentico rappresentante di una cultura positivistica e, contemporaneamente, del tutto “irrazionale”. Esce ora da Manni (traduzione di Gabriele Scalessa) Carnacki l’indagatore dell’occulto, che raccoglie otto racconti di William Hope Hodgson.

da La casa fra i lauri

Guardai gli uomini al di sopra della mia spalla e li avvertii a bassa voce di non andare oltre le barriere, qualunque cosa accadesse, nemmeno se la casa fosse stata sul punto di crollare; poiché sapevo bene di cosa sono capaci le potenze dell’altro mondo. Tuttavia, a meno che non si rivelasse un caso della più terribile Manifestazione Saiitii, eravamo quasi certi di essere salvi fin quando avessimo mantenuto la nostra posizione all’interno del pentacolo. Trascorse forse un’ora e mezza in tranquillità, eccet- to quando, tutt’a un tratto, i cani emisero un lamento angoscioso. Smisero di farlo e potei vederli giacere sul pavimento con le zampe sui musi, in un atteggiamento particolare, tremando visibilmente. Quella vista bastò a turbarmi di più. Improvvisamente la candela nell’angolo più distante dalla porta principale si spense. Un istante dopo Wen- tworth mi tirò il braccio e vidi che la candela davanti a una  delle  porte  sigillate  si  era  smorzata.  Predisposi  la macchina  fotografica.  Ed  ecco  che,  una  dopo  l’altra, ogni candela nell’ingresso si spense, e con tale rapidità e irregolarità  che  non  potei  coglierne  neppure  una  nel momento in cui veniva smorzata.
Nonostante ciò azionai il flash e scattai una foto dell’intera sala d’ingresso. Per  qualche  istante  sedetti  mezzo  accecato  dal  ba- gliore, biasimandomi per non aver portato un paio di occhiali  scuri,  che  uso  talvolta  in  circostanze  simili. Avevo sentito gli uomini sussultare alla luce improvvisa e gridai loro di restare seduti e tenere i piedi al loro posto. La mia voce echeggiò orrida e spaventosa nella stanza e tutto il momento fu abbastanza terribile. Poi fui in grado di vedere nuovamente: scrutai qui e là per l’ingresso, ma non c’era nulla di insolito; solo, ov- viamente, era buio negli angoli. Improvvisamente il grande fuoco prese a oscurarsi. Cambiava a vista d’occhio sotto il mio sguardo. Se di-cessi che qualche mostruosa creatura ne succhiava la vita, potrei dare un’idea del modo in cui la luce e le fiamme se ne distaccavano. Era straordinario a veder- si. Mentre guardavo, ogni traccia di fuoco era venuta via e non c’era luce al di fuori dell’anello di candele del pentacolo. L’intenzionalità dell’evento mi turbò più di quanto possa spiegare. Mi suggerì l’idea di una volontà fredda presente  nella  sala  d’ingresso.  La  ferma  intenzione  di “generare oscurità” era spaventosa. La portata della Potenza che influenza il Mondo della Materia era in quel momento l’unica domanda costante e assillante nel mio cervello. Capite? Sentii  i  poliziotti  muoversi  nuovamente  alle  mie spalle e intuii che erano terrorizzati.
Mi voltai per metà e dissi loro, con calma ma in maniera decisa, che si sa- rebbero  salvati  solo  finché  fossero  rimasti  all’interno del pentacolo, nel punto in cui li avevo disposti. Se aves- sero rotto e attraversato la barriera, nessuna delle mie conoscenze avrebbe potuto stabilire la spaventosa por- tata del pericolo. Li tenni fermi con questo ammonimento; ma se aves- sero saputo, come sapevo io, che non c’era sicurezza in alcuna  “protezione”,  si  sarebbero  certo  angosciati,  e probabilmente avrebbero infranto la “difesa” dandosi a una folle corsa scomposta verso un’impossibile salvezza. Passò  un’altra  ora  di  calma  assoluta.  Provavo  una tensione orribile e un senso di oppressione, come fossi stato un essere minuscolo in compagnia di un mostro invisibile e minaccioso proveniente da un altro mondo.
Mi sporsi verso Wentworth e gli chiesi in un sussurro se avvertiva che qualche entità era nella stanza. Era pallido e i suoi occhi in continuo movimento. Mi guardò solo una volta e annuì; quindi si volse di nuovo all’ingresso. Improvvisamente, come se centinaia di mani invisi- bili  le  smorzassero,  tutte  le  candele  nella  barriera  si spensero e rimanemmo in un’oscurità che per un istan- te parve assoluta; la luce del pentacolo era infatti troppo debole per illuminare il grande ingresso a distanza. Restai seduto come se fossi stato di ghiaccio. Sentivo l’or- rore  sopraffarmi,  sembrava  fermarmisi  nel  cervello. Credetti tutt’a un tratto di essere stato dotato del pote- re di ascoltare oltre il normale. Potevo infatti sentire il cuore che mi batteva fortissimo. Cominciai, tuttavia, a sentirmi meglio dopo un po’, ma non avevo ancora il coraggio di muovermi. Potete capire? Recuperai gradualmente padronanza di me. Strinsi macchina fotografica e flash e restai in attesa. Le mie mani erano madide di sudore. Guardai una volta Wentworth. Potevo vederlo indistintamente. Le sue spalle erano un po’ curve, la testa piegata in avanti; ma sebbene fosse immobile, sapevo che i suoi occhi non lo erano. È curioso come uno sappia questo genere di cose alle volte. I poliziotti erano silenziosi. E così passò al- tro tempo.
Un rumore imprevisto spezzò il silenzio. Da due la- ti della stanza provennero deboli suoni. Li riconobbi all’istante come rottura della cera dei sigilli. Le porte si stavano  aprendo!  Sollevai  la  macchina  fotografica  e  il flash e fu una curiosa miscela di paura e coraggio che mi aiutò a premere il pulsante. Appena l’esplosione di luce illuminò l’ingresso, sentii trasalire gli uomini intorno a me. L’oscurità ripiombò in un baleno, ma sembrò anco- ra più fonda. Tuttavia in quell’istante di luce avevo vi- sto che tutte le porte erano spalancate.
Avvertimmo intorno a noi il plic-plic di un gocciolio sul  pavimento.
 

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