Argomento “L'Indice”

Laura De Biagi, Esilio in erba

01/05/2006

Lontano dai talk-show, di Paolo Teobaldi

Sergio D'Amaro, Terra dei passati destini

01/04/2006
C’è un filo diretto fra la povertà vessata del medioevo messa in risalto da Raffaele Iorio in I Benedettini e gli splendori dell’anno Mille (Schena 2006) e quella evocata nel volume di D’Amaro. Qui l’intuitivo prefatore Marazzi, ancorché milanese purosangue, percepisce subito quali sono gli assi portanti che permettono all’autore di interpretare vita e destini della gente del Sud.

Stefano Vitale, Semplici esseri

01/03/2006

Un percorso verso l'autenticità, di Giorgio Luzzi


Torinese, nato nel ’58, di formazione filosofica e di professione addetto ai servizi formativi per l’educazione, Stefano Vitale ha esordito in poesia ispessendo in questi ultimi anni una pubblicistica in versi abbastanza complessa e incalzante.

Antonio Debenedetti, Un piccolo grande Novecento

01/03/2006

Un'epoca addosso, di Massimo Onofri

C’è qualcosa di commovente in questo libro-intervista di Antonio Debenedetti. E sta nella smentita che si deve dare a una risposta che Antonio fornisce, con brusca perentorietà, a Paolo Di Paolo, quando lo interroga sull’esistenza di una società letteraria nell’Italia di oggi: “La risposta, amico mio, è no!”. È difficile, infatti, non avvertire una consentaneità di sentimenti, un generoso commercio di idee, tra lo scrittore noto, e dal cognome numinoso, quasi alle soglie dei suoi settant’anni, e il poco più che ventenne interlocutore.

Pablo Echaurren, La casa del desiderio

01/07/2005

Un anno denso e discusso, di Tiziana Magone


Un anno denso e discusso della storia politica italiana, il 1977, visto dalla particolare angolazione di un segmento di movimento, minoritario per vocazione, “particolarmente ozioso”, inoperoso, demente, irridente, noto alle cronache dell’epoca come gli “indiani metropolitani”.

Stefano Agosti, La parola fuori di sé

01/07/2005

Cantare la propria morte, di Roberto Gigliucci


Spedire a se stessi il messaggio della propria morte (Derrida). Inscrivere la propria morte nell’opera letteraria, in cui l’autore è il soggetto e anche il destinatario, colui che parla e colui che ascolta, colui che prefigura la morte e colui che riceve la profezia. Il linguaggio dello scrittore è fuori del tempo diacronico, fuori dell’ordine cronologico, fuori della casualità, fuori del prima del dopo ordinati; è il linguaggio dell’inconscio, dove ieri era domani, qui è altrove, io sono egli oppure sono tu.

Francesco Roat, Amor ch'a nullo amato

01/09/2005

La certezza del bene, di Monica Bardi


Le tre voci che si alternano in questo romanzo di Roat sono affini a quella di Elena, la “donna sbagliata” del romanzo pubblicato nel 2002 da Avagliano che, nella Trento provinciale e borghese dell’anteguerra, andava alla ricerca di un suo modo (attraverso i libri di Goethe, Schopenhauer e d’Annunzio) per riempire il vuoto di un mondo familiare e sociale segnato dall’assenza della parola.

Carlo Alberto Madrignani, La filosofessa

01/09/2005

Il 1753 è una data da ricordare. Lidia De Federicis e Mariolina Bertini intervistano Carlo Alberto Madrignani


Parliamo dunque di quel che è successo nel 1753. Entriamo in argomento per la via più semplice, chiedendole qual è il romanzo dell’anno e (sono parole sue) “cos’è questa Filosofessa letta dal popolo e rifiutata dai critici”.


Quello che gli storici e i critici non dicono è che a metà del Settecento anche nella provinciale Italia si era creata una cultura diversa da quella classicistica.

Raffaele Crovi, Diario del sud

01/10/2005

Matrice Sud, di Cosma Siani


Raffaele Crovi, emiliano di nascita e milanese di adozione, è meridionalista per esperienza e per opere. A convincersene, basta scorrere questo voluminoso Diario della sua frequentazione di fatti, persone e cose del Sud. Vi raccoglie materiali eterogenei apparsi dagli anni Cinquanta in poi, spaziando su una vastità di orizzonti.

Giuseppe Cassieri, La strada di ritorno

01/10/2005

Matrice sud, di Cosma Siani


Di alcuni scrittori l’immagine è parziale perché risale appunto all’epoca. Così di Cassieri, collocato da Crovi in un piccolo gruppo che ha tentato un’ “opposizione individuale alle impostazioni moralistiche e comunque culturalmente conservatrici della realtà meridionale”. Il giudizio si basava sulla fase neorealista di Cassieri. La sua evoluzione delinea invece un impegno compatto, intellettuale se non ideologico e un persistere del Sud in forma di sostrato plasmante, di matrice.

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