Argomento “Stilos - La Sicilia”

Antonio Perrone, Vista d’interni

12/08/2003
Diario dal carcere, di Alfio Siracusano

C’è anche un risarcimento per scripturam, tra i tanti possibili. Nel senso che si può oltraggiare la vita, in se stessi e negli altri, anche a sangue, e in senso anche letterale, con un coltello tra le mani vibrato a forza nella pancia di un altro detenuto nell’inferno di un carcere. Uno tra i tanti frequentati.

Edoardo Cacciatore, Tutte le poesie

01/07/2003

 La parola e l’eversione, di Alfio Siracusano


 

Paola Frandini, Giorgio Bassani e il fantasma di Ferrara

02/11/2004

Urbanistica e memorialistica, di Patrizia Danzè

Antonio Perrone, Vista d'interni

12/08/2003

Diario dal carcere, di Alfio Siracusano

Mario Socrate, Rotulus Pugillaris

07/12/2004

 Capoverso, di Idolina Landolfi

Il titolo, ripreso da quello del trattato di logica di Agostino di Dacia, già trasmette al lettore la temperie dell'ultimo volumetto di Socrate: la poesia di chi si definisce "vecchio e tardo" e che osserva il mondo, "sempre più lontano", con sguardo distaccato e distante, "come in un'ultima carezza/la mano di un morto".

Umberto Saba, Quante rose a nascondere un abisso

28/12/2004

Saba domestico nelle lettere a Lina, intervista di Alfio Siracusano a Antonio Debenedetti


Lei suggerisce di leggere queste lettere come una deontologia del matrimonio. Forse perché di due vecchi? [...] mi ha intrigato l'idea che questo matrimonio così particolare, sopravvissuto a delle tempeste così gravi - perché ci fu un tradimento anche di Lina ad Umberto nel 1910/11 -, e sopravvissuto ai tradimenti di Saba, fosse un bell'esempio di fedeltà. Ed anche un bell'esempio di libertà.

Vanna Mignoli, Di sillaba e di rima

18/01/2005

Capoverso, di Idolina Landolfi


[...] La Mignoli è poeta dalla versificazione sicura e dall'immaginazione netta, priva di indugi o autoindulgnze: con citazioni letterarissime o da canzonette. Canta lo straniamento del tempo e del luogo ("Sono nata troppo presto / o troppo tardi - non so"), la propria miopia considerata un dono, uno strumento di conoscenza ("hanno tanti anfratti le cose / la superficie accontenta l'iride dei sani").

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