Alberto Di Raco, La sedia del diavolo

13/10/2006

In bicicletta fino ai confini della vita, di Enrico Bassignana

Una gita in bicicletta per spiegare i giorni ultimi e il senso intero di una vita: su questa costruzione letteraria è imperniato La sedia del diavolo, romanzo di Alberto Di Raco, fresco di stampa per i tipi dell’editore Manni.
Di Raco, romano d’origine e pinese d’adozione, dal 1968 in avanti ha pubblicato sia saggi sulla comunicazione d’impresa (materia che insegna alla facoltà di Scienze della Comunicazione, a Torino), sia poesie e romanzi. «Al mio esordio –ricorda– Pierpaolo Pasolini aveva affermato che secondo lui io ero uno dei primi tre poeti della nuova generazione». E la poesia è stata a lungo uno dei modi espressivi preferiti di Di Raco che, nel 1994, ha affrontato in questa chiave un ambiente che è prosaico al massimo: ha infatti ambientato in una fonderia il suo Poema reparto anime.
Con La sedia del diavolo arriva l’epilogo di un lavoro precedente, La battaglia delle ombre uscito nel 2001: l’autore paragona l’impegno sui pedali alla fatica esistenziale di una vita che sta per concludersi.
Una vicenda di questo tipo si sarebbe prestata per essere ambientata ovunque: ma Di Raco ha scelto come sfondo il Chierese, il Castelnovese e il Monferrato offrendo –a chi abita in queste zone– uno strumento in più, una chiave di lettura ulteriore per calarsi nella vicenda. Che è poi relativamente semplice: Denny, in età matura, acquista la splendida bicicletta che ha sempre sognato, e in sella ad essa parte per una gita sulle colline.
La partenza ha però il sapore del rito: la vestizione con la tenuta sportiva è occasione per pensare ad altre partenze, in età giovanile, quando la meta era il colle noto come Sedia del diavolo.
Di Raco parte da Pino e scende verso Chieri, e così iniziano il viaggio e i ricordi. Punta verso Cinzano, e qui avviene un incontro fondamentale: un uomo molto anziano, ciclista anche lui, che lo sorpassa pedalando con vigore nonostante l’età. Denny punta verso Berzano, e le immagini del passato si affollano: gli anni della guerra, la mamma, i coetanei al tempo della scuola. ma, dopo la pausa in un bar misterioso, ecco profilarsi l’abbazia di Vezzolano, dove incontra nuovamente il vecchio ciclista. Ma l’attenzione di Denny è concentrata sulle statue della facciata, e su quella del Cristo in particolare, che lo guarda come se volesse perdonarlo, assolverlo. Ed è proprio sulla strada del ritorno che Denny si sente venire meno, mentre imbocca un tunnel. È già sera, ma all’estremità della galleria ci sono una luce intensa, e il vecchio ciclista che attende. La gita sta finendo, l’anziano ciclista è pronto per “tirare” Danny nella sua ultima volata. Quella che, in premio, avrà il ricongiungimento con la propria Anima, finalmente serena.

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