Elisabetta Cabona, Dispersi frammenti

20/12/2008

I dispersi frammenti dell'esistenza, di Fulvia Scarduelli

È fresca di stampa la nuova silloge poetica di Elisabetta Cabona, la seconda pubblicata da Manni. Il titolo, Dispersi frammenti, allude agli affetti scomparsi, tema centrale della raccolta che catalizza la percezione del mondo, divenuto una sorta di deserto leopardiano. Son venute meno le presenze che col loro calore costituivano il trampolino di lancio verso la vita: alla casa svuotata dal tempo corrisponde uno spazio esterno che non conforta, un mondo in cui ci si aggira «come un E.T. straniato / alla ricerca perenne / di una sua casa».
La lunga consuetudine coi classici porta la Cabona, già docente di letteratura latina e greca al liceo Arnaldo, a sentire il palpito della natura nei termini di «uno-tutto», ma talvolta il contatto sembra sfuggire, malgrado la natura riveli, attraverso le sue epifanie di bellezza, la perfezione e il mistero soprannaturale; con terreno fecondo, basterebbe un palpito a far sbocciare fiori ad ogni passo, «come avvenne per Siddartha». Vivere l’assoluto, il divino, come facevano le Menadi invasate oppure, apollineamente, cercare l’arte, mediata dal velo del linguaggio; ecco il margine dell’inespresso avvertito dalla poetessa.
Il fine tessuto di citazioni, appena , appena accennate, conferisce un’eco ampia anche a singoli sintagmi; leggibile agevolmente, morbido e suadente, il canto della Cabona è sempre più compiuto e maturo.

 

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