Ugo Ronfani, Memoriale delle caverne

02/06/2006

Dalle caverne della preistoria a quelle della cyber-società, di Paolo Paganini

Con un bel titolo -suggestivo ed evocativo- Ugo Ronfani, giornalista, scrittore, saggista e poeta, ha dato alle stampe un nuovo romanzo Memoriale delle caverne.
Per certi versi, è un autobiografico tributo all’avventuroso percorso delle sue ricche esperienze culturali, per altri ancora è un omaggio al fascino ritualistico, e un po’ stereotipato, di una ipotetica cyber-democrazia elvetica.
Il racconto prende l’avvio dalla tragedia patria del 1944. Poi, si sposta fantasiosamente alle soglie di una terza guerra mondiale. «Si tratta -dice Ronfani tra il serio e il faceto- di un romanzo orwelliano, apocalittico e scaramantico».
Il libro narra di due fanciulli, il piccolo Pietro e la cugina Neda, che per sfuggire alle sanguinose rappresaglie nazifasciste, si rifugiano, con la complicità di una nonna, nelle grotte del Limidario, tra la Val Cannobina e la Svizzera.
Qui, ignari delle sorti del mondo, vivono e crescono come buoni selvaggi, finché, di stagione in stagione, scoprendo elementari abilità di sopravvivenza, conoscendo ed interpretando, attraverso i richiami della carne e dei sensi, i misteri della natura e di se stessi, nella spontaneità di una ingenua comunione, finiscono con lo squarciare il fragile equilibrio tra l’uomo e la natura, tra la vita e la morte.
L’urlo terribile del giovane uomo risuona nella valle quando la tenera fanciulla muore di parto. Pietro, ormai adulto, fugge inorridito e disperato per valli, valichi e sentieri. E raggiunge la Svizzera, dove, guardato come un incredibile uomo delle caverne, viene accolto con la curiosità socio-scientifica di un reperto preistorico, da studiare, osservare e civilizzare, nella locarnese Baronata, lì dove vissero Bakunin, Cafiero e gli anarchici rivoluzionari dell’Ottocento, tra utopie e impossibili rivoluzioni.
Il romanzo è costruito sull’ipotetico ritrovamento di un diario scritto dal vecchio protagonista, riconvertito alla civiltà del neo illuminismo cibernetico.
L’Autore ne commenta i passi, intercalando memorie personali, riferimenti culturali, divagazioni letterarie, in un doppio binario narrativo di abili commistioni, dove il romanzesco s’intreccia con le esperienze di un intenso vissuto, in una singolare successione di storie e pensieri, come in una fiction, dove spuntano qua e là “fabule” di moderni Calibani, antiche trame cospiratorie, improbabili Godot, miracoli digitali, vagabondi, eremiti, falsificatori, contrabbandieri e fantasmi del passato. Infine, al vecchio cavernicolo, redento ed integrato, che ora vive nell’asettica realtà di un superiore ordinamento virtuale, così com’era fuggito dagli antri della preistoria, non rimane che scomparire anche dalle nuove, asfittiche e incomprensibili caverne della cyber-società.
Il libro di Ugo Ronfani, recentemente scelto, insieme con una rosa dei cinque migliori libri di narrativa dell’anno, è in concorso per il “Premio selezione città di Bari”, che verrà assegnato il luglio prossimo da una giuria di giovani. In questa stagione di intensa ed eclettica attività letteraria, Ugo Ronfani, con il libro di poesie Canzoniere per la sposa perduta (Nino Aragno Editore, aprile 2006, euro 14,00) le scorse settimane ha meritato anche il prestigioso premio alla carriera “Alfonso Gatto”.

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