Federica Francoli, Diario domestico

11/02/2011

La poesia delle semplici cose, di Roberto Lamantea

È bello vedere come la lezione di Sandro Penna sia viva nella poesia contemporanea italiana. La semplicità apparente della sua amara, disillusa ma sempre dolcissima cantabilità, sulla linea che fu propria del più ruvido Saba, germoglia in voci come quella di Vivian Lamarque, nei fili di vetro dei suoi versi per bambini, nel suo carillon di parole che sussurrano, come una ninna nanna, un leopardiano dolore universale.  Federica Francoli, piemontese ma veneziana da tanti anni (vive a Mira), nel 1988 ha pubblicato versi su Nuovi argomenti, la storica rivista letteraria allora diretta da Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, Enzo Siciliano e in lontani anni da Pasolini. Ora pubblica da Manni Diario domestico (80 pagine, 8 euro), ed è il suo primo libro.  Una donna nella sua casa; personaggi delle sue poesie la farfalla della farina, «folletto della semola», o il «folletto della grinza» su una gonna, semi, granaglie, stoffe, una capriola d'aria, finestre, tende, fiori; le melodie della Bohème o del Trovatore. Quella poesia minima che fece immensa - lei che per tutta la vita guardò il mondo da una finestra - Emily Dickinson.  «D'inverno arriva l'alba / a piccoli passi incerti / È un bosco bianco / la cucina prima / di accendere la luce». «Un po' di neve da spalare / e niente da mettere a posto / Avere una casa vuota / sul limitare del bosco». «Nella sera un condominio illuminato. / Sola lassù una finestra nera: / da casa qualcuno se n'è andato. / Da qualche giorno non c'è più: / c'era». Un'altra dalla tonalità montaliana, alla Ossi di seppia: «Avere il piglio fiero del pettirosso / che becca il miglio sul balcone / quella brace di tramonto / che scalda il cuore / abitare il fruscio della siepe / la rossa galassia delle bacche / togliere qualche spina dalla corona / del prossimo tuo. / E così sia».  Federica Francoli fa proprio lo sguardo dell'altro, come solo una donna sa fare, accoglie il mondo anche quando il mondo sembra velarsi: «Se uno sciame d'incombenze la molesta / allora si fa festa da sola / organizza festini di attimi perfetti / si ricama nell'aria una capriola». Sciacqua maglie di lana e «l'acqua nel catino / le ricorda il mare / il verde di Lussino». Ogni casa - ogni vita - è paesaggio.

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