Pietro Spataro, Cercando una città

11/01/2007
Un poeta in redazione, di Rocco Di Blasi
 
L’insensibilità è la malattia professionale a cui i giornalisti sono più esposti. ma Pietro Spataro ha trovato un modo efficace per immunizzarsi.
Pochissimi tra i nostri lettori sanno cosa vuol dire lavorare in un quotidiano, che è come una nave sempre in viaggio, non sulle rotte che decide l’armatore o il capitano, ma su quelle predisposte molto spesso dal caso che un giorno conduce a morte un dittatore e un altro affoga nell’onda anomala di uno tsunami migliaia di incolpevoli: uomini, donne, bambini.
Ci vogliono nervi forti per stare sulla tolda di una siffatta imbarcazione, anche perché la malattia professionale connessa a questo lavoro è una sola: l’insensibilità. Per non essere sopraffatti dalle emozioni si rischia l’indifferenza, a volte il cinismo.
Pietro Spataro, per anni capo della sezione politica del più grande quotidiano di partito italiano e oggi vicedirettore vicario di quello stesso giornale (che poi è l’Unità), ha trovato uno strano modo per cercare di rendersi immune dalla malattia che colpisce decine di suoi colleghi: scrive poesie e con Cercando una città (Manni editore, 120 pagine, 13 euro) è già alla seconda raccolta pubblicata in pochi anni (la precedente, Al posto della cometa, è del 2002).
E c’è una lirica che parla d’altro ma rende, secondo noi, particolarmente bene la fatica quotidiana di “riordinare” quanto accade nel mondo. Non a caso s’intitola L’insensato: Io parlo nella luce/tracciando versi amari:/come Catullo descrivo/l’amore all’infinito/Oppure ritorno solo/conoscendo l’affilata/lama nella storia/che m’ha attraversato/Nati siamo, concedi/per cercare senso/o per trovare in fondo/il significato nascosto/dell’insensato.
A Luigi Pintor, un giornalista-mito della sinistra italiana, sono dedicati, invece, alcuni dei versi più belli della poesia Il gilet: Domani indosserai il tuo gilet/- quello di sempre sopra la camicia -/con la sigaretta penzolante vedrai/nella nuvola di fumo spazi immensi/e attraverso gli occhiali/ - tuoi occhiali -/il mondo che c’è come non lo volevi/Darai con trenta righe un graffio/lasciando il segno sulla pelle tesa/in modo che ci ricordi sempre/quel che avremmo voluto/e non abbiamo avuto.
Cercando una città, si giova della prefazione di Pietro Ingrao che ha sempre amato Spataro, giornalista figlio di un falegname, che non ha mai rinnegato le sue origini, anzi! E del prefatore condividiamo il giudizio: “È un libro asciutto e amaro (…) e tuttavia nelle liriche che fanno questo libro è forte la domanda, la speranza di un consorzio umano, plurimo e articolato, dove gli abitanti si riconoscano reciprocamente. Il poeta cerca una ‘città’”.

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