Canto Milano

€12,00
Articolo:
Alda Merini
Canto Milano
Alda Merini racconta la sua città, ricorda in una lunga prosa la Milano dell’infanzia e della giovinezza, quella dei quartieri popolari e delle osterie, dei barboni e degli artisti, dei cinema e delle librerie, delle sorelle Fontana e del prete esorcista di Ratanat.
Alda Merini canta Milano (poesie già edite e poesie scritte per questo libro), una città profondamente cambiata che non riconosce:
 
Milano è diventata una belva
non è più la nostra città,
adesso è una grassa signora
piena di inutili orpelli.
 
Completano il volume un’antologia critica sulla poetessa e un inserto fotografico che descrive attraverso le immagini il rapporto tra la poetessa e Milano.
 
info-copertina
Canto Milano
Canto Milano
no
anno: 
2007
pagine: 
112
isbn: 
978-88-8176-924-7
Con inserto fotografico a colori
Incipit

 
Milano è una grassa signora
  
Ho comperato questa casa sui Navigli molti anni fa, pagandola 600 mila lire. Qui sono nati i miei figli, perché allora cliniche non ce n’erano e si partoriva alla presenza dei vicini, ricoperte da tanti lenzuoli. Roba de matt a ripensarci. È vero pure che prima c’era una sorta di comunione dei beni spirituale, per cui tutti si sentivano partecipi della vita degli altri.
Ora, i Navigli sono irriconoscibili.
Sono mancata da Milano cinque anni. Ero a Taranto da Michele Pierri, un affascinante medico e poeta di Taranto, già anziano, che ho corteggiato per quattro anni. Per lui mi sono battuta, o meglio, contro di lui mi sono battuta, perché non voleva introdurmi nella sua casa, nel suo ambiente. Io, una donna del Nord, dal passato turbolento e la sigaretta in una bocca ormai senza denti.
Una volta tornata ho trovato un allargamento che chiamerei “allagamento di case”. E con il tempo è andata sempre peggio: case su case. Qui la gente non respira più; solo polvere, smog, fumi…
I nostri ladroncelli di una volta non ci sono più. Ci sono i grossi ladri adesso. Una volta ci conoscevamo tutti tra noi, e conoscevamo il ladruncolo di turno, il “ladro di galline”. Nessuno faceva male all’altro vicino. Di qualcuno sapevamo anche che rubava, che lo faceva per vivere e senza violenza e che, in fondo, era una brava persona; non avrebbe mai toccato gli abitanti del quartiere.
Questo quartiere ora è pieno di terrùn, è tutto loro. Devo dire che sono anche simpatici, grandi lavoratori. Molti sono bottegai e, anche se amici, si approfittano di me. Con la scusa che sono una poetessa e che mi trattano con riguardo, in realtà mi vendono tutto più caro. Come si dice, venditori di fumo ma brava gente!
Era una Milano diversa, ricca di artisti e intellettuali. Ora questo quartiere è diventato un posto di lusso. È stato come un delirio che è scoppiato per colpa di qualche imbecille che ha pensato solo a far soldi, si sono arricchiti alle spalle di noi altri. Anche alle mie spalle.
Straccivendoli che si sono messi a commerciare antiquariato, che vengono a prendere le mie cose per rivenderle ad un sacco di soldi solo perché sono “cimeli” appartenuti ad Alda Merini.
Medici che hanno lasciato la professione per darsi a questi affari e che così han fatto fortuna.
Noi poeti, noi letterati non saremo mai capaci di questo.

Alda Merini, Canto Milano

12/05/2007

La Milano della Merini, di Angelo Lippo

Alda Merini, Canto Milano

16/05/2007
Cercando con Alda Merini il cuore poetico di Milano, di Nicola Vacca
 
Ci sono occasioni che ti donano la visione dell’assoluto. Incontrare Alda Merini, e la sua poesia, significa entrare con dolcezza e con follia nei luoghi segreti di un altrove mistico in cui è custodito il segreto della vita.
Alda abita sui navigli milanesi. Questo luogo è per lei un luogo dell’anima, in cui ricevere gli amici per parlare di poesia.

Alda Merini, Canto Milano

17/06/2007

Una madre che diventa matrigna, di Rossano Astremo

Alda Merini, Canto Milano

16/06/2007

Esce da Manni un libro della Merini dedicato a Milano, di Rossella Trabace

Alda Merini, Canto Milano

03/07/2007

Una sorgente inesauribile di memorie, di Gerardo Trisolino

Alda Merini, Canto Milano

22/10/2007
Un punto lontano, di Antonio Spagnuolo

Una luce essenzialmente biologica illumina ancora una volta il testo della poetessa, quasi una invenzione che attraversa la vita prima che la stesura degli anni possa interferire con la comprensione salvifica del sacrificio e della redenzione.
Il raccordo fra lo scritto ed il vissuto occupa interamente la cronologia della pagina simile alla sensazione che uno prova, dopo un lungo cammino, a voltarsi indietro per mettere a fuoco ancora una volta un punto lontano e ormai difficile da distinguere ad occhio nudo.

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